venerdì 24 maggio 2019

Ama la terra come te stesso - Assisi - trascrizione dell'intervento di Stefania Proietti - sindaco di Assisi


Grazie carissimi,
intanto grazie anche di esserci stati in un momento nostro questa mattina io ho approfittato; avete animato la nostra platea, piuttosto devo dire anche ben partecipata. Questa cosa vi sarà sembrata molto semplice, di fare questo calendario degli eventi, con il comune che ha preso coraggio e ha fatto il coordinatore, in realtà era attesa da tanto quindi a volte anche le amministrazioni con le cose semplici e poco costose fanno contenti i propri cittadini e mi scuso perché vedete ho una data e un tema però sono contenta perché mi dà il modo di dirvi alcune cose.
Questa sera cercherò di raccontarvi un po’ quelle piccole azioni che cerchiamo di portare avanti per la cura del creato e per cercare anche nuovi percorsi capaci di futuro – non solo per il Creato ma anche per la pace.
Come ho raccontato, che ho già raccontato al festival dell’economia civile – forse conoscete i professori Zamagni, Vecchietti, Bruni con i quali lavoravo da tempo essendo impegnata come cattolica sui temi della custodia del Creato e quindi ci siamo ritrovati e loro ci considerano un po’ – lo dico con grande onore  –  immeritatamente un’amministrazione che sta cercando di declinare quei principi attuandoli praticamente, anche perché, ecco, noi nasciamo da una lista civica e da una persona come me che è conosciuta da tutti, quindi prima ha avuto coraggio chi mi ha supportato, perché io come voi sono una persona molto libera.

Permettetemi due considerazioni personali mentre parlava Paolo: noi ci siamo incontrati più di un anno fa, quando il tema TAV, NO TAV, forse era meno confuso di adesso per le persone normali e come me che non vivono la vostra realtà di tutti i giorni, perché mentre prima un po’ si capiva, adesso non si capisce più niente, più nulla, quindi ho visto anche con favore provvidenzialmente che voi foste venuti qua - non stupitevi che non siamo in tanti , c’è il dottor Ranaldi con me, spero che da oggi pomeriggio, sapete abbiamo questo grande evento di un ragazzo santo che viene traslato in un santuario e gli Assisiani hanno sempre molteplici eventi e lavorano anche, perché avete visto che ci sono tante persone, però spero che qualcuno venga - e devo dirvi mi sono un po’ stupita piacevolmente e positivamente perché la nostra città ha accolto (non solo il sindaco Ronaldi qui con me, la giunta…) ha colto senza polemica questo vostro arrivo qui con la vostra bandiera qui sotto, perché adesso c’è anche “ma no, come No Tav, Sì Tav” non si capisce più niente, c’è una parte anche non molto politica che dice “sì, bisogna fare sennò…” 

Nella città vi posso dire che c’è stato un senso di accoglienza per questo vostro convegno, e spero che molti possano approfittare della stampa per capire meglio perché noi che nella nostra vita abbiamo avuto a che fare con i problemi ambientali anche quando io non ero sindaco. L’ho raccontato, vengo da una piccolissima frazione di Assisi che sta su quella montagna (dietro il Subasio), e ad un certo punto è stata tagliata fuori da tutto per una frana generata su una cava nel parco naturale insistente lì da trent'anni. Si decide di tagliar fuori una comunità dal mondo, chiudendoci la strada provinciale, poi anche la statale sottostante, e alla fine bisognava passare per Petrata...: un tragitto di cinque chilometri, che già ci fa essere periferia in questa piccola frazione fatta di anziani, diventava di venti chilometri su strade completamente sconnesse. Significava la morte, significava che quelle quaranta persone abitanti lì andavano spostate di lì. Io all'inizio di questa storia ero l’ingegnere più giovane, lavoravo sì in meccanica, ma subito avevo fatto la scelta della sostenibilità - era un motivo anche etico, mi motivava molto anche da cattolica, poi non lo faceva nessuno, quindi per me una strada  e poi ho scoperto anche che per un cattolico è vocazione perché lavorare, avere la fortuna, il privilegio di lavorare per l’ambiente, a un cattolica oggi più che mai (con papa Francesco , la Laudato sii, nel 2000 eravamo in pochi) però ti fa sentire motivato. E allora a un certo punto questa strada chiusa; certo uno scandalo, però io ero rimasta un po’ nelle retrovie, giovane ingegnere. Tutto il sistema diceva che si dovesse chiudere – era un’emergenza, una frana enorme – salvo che noi che abitavamo lì questa frana andavamo a visitarla tipo oggetto. “Andiamo a visitare lì questa frana”, “sì, sta lì da vent'anni, non si muove” provocata dalle mine che quando scoppiavano su questa cava per essere coltivata facevano rompere tutti i vetri di casa mia che sta a due chilometri di distanza, quindi immaginate questa montagna che forza ha avuto a resistere a sta roba qua. Insomma, io lì per lì per quattro mesi sono stata nelle retrovie, e c’era un comitato che più o meno – presidente della pro loco, altre persone – che si battevano. “ma no, non si risolvono le cose con un comitato, bisogna essere concreti, andare dalle istituzioni, parlarne...” se non che un anziano di 80 anni, siccome queste strade alternative erano impervie, in inverno con la neve non è stato raggiunto dall'ambulanza, e per pochissimo non è morto. Allora lì mi sono interrogata, da donna prima che da cattolica: ma posso io per una mia convenienza non espormi, e non andare a denunciare questa che è palesemente un’ingiustizia? Perché se la strada era pericolosa lo è stata per trent'anni, non lo diventa adesso per una segnalazione formale. Allora o non temevano per la nostra vita per trent'anni, oppure adesso c’è qualcosa che non va. E da lì, in quel momento, io e la mia cugina giornalista abbiamo cominciato a raccogliere dati, raccogliere documenti, ancora ce li ho sempre nel garage, lo dico sempre sono più alti di me. E abbiamo cominciato ad andare sui giornali e denunciare questo sperpero che avveniva, e noi vedevamo che lì per studiare si spendevano 500 mila euro, e poi ancora per fare degli altri super monitoraggi - che se veniva bloccato dal passaggio di un animale, non erano un monitoraggio serio -, però centinaia di mila euro, poi ad un certo punto con l’elicottero, mettere le reti, uno scandalo per il quale noi eravamo tagliati fuori da tutto e sapete ve lo dico anche sinceramente nessuna associazione ambientalista ci ha aiutato. Io lo dico adesso che sono sindaco; voi magari guardate la pagliuzza nell'occhio dell'altro ma la trave nel vostro no. Ci ha aiutato solo Coldiretti: ad un certo punto per dare una scossa facemmo una manifestazione con i trattori bloccando tutta Assisi, autorizzata, due ore. E le uniche bandiere che avevamo erano quelle di Coldiretti con noi. Nessun associazione ambientazione ha voluto stare con noi, ma tutta la struttura, ivi compresa il comune di Assisi, non ci stava vicino, pur essendoci una dicotomia politica, quindi una delle due parti avrebbe potuto. Beh, non ci siamo arresi e siamo arrivati alla Protezione Civile Nazionale, allora c'era Guido Bertolaso che ci ascoltò, lui è venuto e ci volle ricevere, volle il comitato ai tavoli della protezione civile. Noi diciamo "cinque milioni di euro solo per studiare e le barriere paramassi, allora andiamo dalla protezione civile". Sere e notti intere passate perché ad un certo punto una delle opere provvisionali doveva essere un muro che sta ancora lì che doveva essere messo in mezzo alla strada. "È provvisorio, sistemiamo sopra e lo togliamo subito"; adesso, sindaco di quel "sistemiamo sopra" per il quale noi abbiamo trovato i soldi, mi dicono "e per fortuna quella volta hai detto che quella volta ti stendevi in mezzo alla strada, adesso quel muro è diventata l'unica opera che permette la sistemazione della frana senza crearne un'altra". Sostanzialmente questo muro doveva venire creato a metà strada (2004) e noi avevamo detto se lo volete fare noi ci stendiamo in mezzo alla strada, lo farete sopra noi. Le amministrazioni sono state convinte, e il muro di terra armata che funge da diga,  è stato fatto fuori dalla strada provinciale e quando la strada e stata riaperta oggi questo muro è l'opera provvisionale che garantisce anche in caso di frana che non arrivi sulla strada; che senso aveva farlo in mezzo alla strada? Lì c'è stato un ascolto della popolazione.
La strada si è riaperta nel 2008, quattro anni di lotte, 270 articoli di giornale; si è riaperta perché ha messo non solo i soldi, la firma e la responsabilità Guido Bertolasso della protezione civile, perché nessuna istituzione si sarebbe presa la responsabilità di riaprire quella strada; la protezione civile ci ha messo i soldi e la faccia, la strada è stata riaperta, i soldi sono serviti anche per risistemare la strada, tutti felici, inaugurazione, dopo un anno ci chiamò l'allora comune "sapete il ministero dell'ambiente ha dato 2 milioni in più alla vostra frana per sistemarla". e noi "vabbè c'era già il muro, potevano darli a cose più importanti, ma ok" e lì ci hanno tagliato fuori da tutto, non ci hanno fatto sapere più niente.
Ma noi eravamo contenti, avevamo ottenuto la nostra vittoria, all'inaugurazione sulla strada c'erano tutte le istituzioni, tutti vittoriosi, una bellissima azione, perché a noi fondamentalmente era riuscito; non avevamo uno scopo politico, avevamo lo scopo di riaprire la strada.
Nel 2016 divento sindaco e vengo a scoprire che il Comune di Assisi aveva preso l'appalto di quei 2 milioni trovati in più per il dissesto idrogeologico e aveva fatto un progetto per portar via da quello parte "instabile" che in realtà non si muove (quella famosa frana) con un impatto di 260 mila metri cubi di roccia pregiata, uguale a 10 mila bilici che sarebbero dovuti passare dalla strada e per mettere in sicurezza avrebbero sventrato completamente la montagna. Io sono arrivata, era riaprire una cava; 260mila metri cubi, una follia.  Se io non fossi diventata sindaco - e raccontavo prima, il 6 aprile ho deciso di candidarmi e le elezioni ci sono state il 5 giugno (quindi oggi festeggio con voi 3 anni dalla scelta penso più bella della mia vita, essere al servizio della propria città, è la scelta più bella) se io non fossi diventata sindaco contro ogni anche pensiero mio (fino al 6 aprile neanche pensavo di provarci) - oggi ci troveremmo i 10mila camion che viaggiano, che rovinano tutta la strada, che sventrano la montagna, con la vendita di quel materiale, perché quello era l'oggetto dell'appalto. Ovviamente siamo arrivati noi, io ho ricoinvolto la protezione civile nazionale, voi potete immaginare che cos'è modificare (questo mi sento di dirlo) modificare un'appalto già fatto; la burocrazia purtroppo (lo devo dire) è più alleata dei disonesti che degli onesti, perché modificare un'appalto… "tu modifichi la ditta? Tu amministrazione?" io ho ricevuto anche delle lettere di minaccia anche pesanti dalle ditte coinvolte. "il sindaco è arrivato, e modifica. Non può farlo, perché il sindaco dà solo l'indirizzo politico, sono i dirigenti che decidono cosa fare cosa non fare". Per fortuna ho trovato nella regione del'Umbria quei dirigenti, che mi avevano conosciuta come Comitato che mi hanno ringraziato per quel muro fuori dalla strada, che hanno detto "ma sì veniamo con te al ministero a perorare questa causa" è assurdo quello che vuole fare il comune di Assisi, e cioè sventrare di nuovo la cava e vendere il materiale di cava. Così abbiamo sostanzialmente creato una variante che prevede il monitoraggio e prevede in questo cosiddetto "cono instabile" pensate che non è perché è fermissimo, e parole queste sono di professor Casagli di Firenze, che e fanno analisi su rocce in frana, e poi c'è stata un altro evento paradossalmente drammatico che per noi è stato risolutivo che è stato quello del terremoto del 2016; una scossa di 6.5 della scala Ritter se fossero state vere le teorie dell'instabilità lì sarebbe venuto giù tutto. Abbiamo avuto il collaudo della stabilità di quel cono lì. Quindi noi adesso con grandissima difficoltà lottando contro la burocrazia stiamo rivedendo l'appalto e stiamo richiedendo (ho fatto re-intervenire la protezione civile nazionale dove c'è Angelo Borrelli che al tempo era l'economo della Protezione C si ricordava benissimo di queste due ragazze che andavano giù che scrivevano i telegrammi a Bertolaso, scrivevano le mail alle 3 di notte, e ecco vi ho raccontato questo perché c'è una giustizia al fondo e penso che il vostro impegno sia un impegno comunque da encomiare. Io non so se bisogna o no fare la Tav, eppure essendo ingegnere meccanico non ho avuto mai neanche il tempo di studiare il tema, proprio sono come fossi una completa ignorante, però una cosa la so, e la dico e la ripeto sempre, che quando parlano le persone i cittadini che abitano la città o la campagna io ho dato questa percentuale: al 95% dei casi hanno ragione loro e qui dentro al comune capite crea un disagio, per me il 95% delle volte che parla chi vive nei territori, quando ci denuncia un fatto, ci denuncia un'anomalia, ha veramente ragione.
E allora vi o raccontato questa frana e chiudo con l'idea che stavo facendo no. In queste Grandi Opere non si può prescindere dall'ascolto dei territori. Certo, questa mi pare che è partita tanti anni fa, 40.. 30. Allora penso che la partecipazione era qualcosa di neanche concepito. Le Grandi Opere si buttavano giù sui territori. Oggi come oggi nostro dovere è ascoltare; faticoso eh, faticosissimo, perché bisogna ascoltare, stare insieme, stare in mezzo alla gente, ovviamente avere il coraggio di andare anche ad ascoltare le critiche per la propria azione amministrativa - però le  Grandi Opere non possono prescindere da un ascolto di chi i territori li vive.
Ma io lo dico senza dirmi "si tav" "no tav", i conti potrebbero anche dare ragione a chi dice si tav, i conti, certo quella foto che ci fate vedere della valle verde e del cantiere un po' di dubbi li crea anche in chi non conosce il tema, insomma, però devo dire che in generale l'impegno sono convinta che quello che dica Paolo è assolutamente un'esigenza, cioè i cattolici in quanto tali devono vivere e devono scegliere ogni giorno.
Vi dico un'espressione che io uso per un altro tema sul quale ci siamo schierati, che è il no alle bombe italiane in Yemen (anche quello mi dicono che è un tema che mi dicono "perché non ti hanno fermato").
Sarò brevissima, ma ci tenevo a raccontarvi: quando venne qui il papa nel 2013, papa Francesco, lui disse al Santuario della Spoliazione - dove poi mi vedrete andare via, perché lì vendono traslate le spoglie di Carlo - San Francesco non era un cattolico da pasticceria. Lo vedete in mezzo agli uccellini, sì ma non era un cattolico da pasticceria, ma era uno che *dà un pugno* si capisce da questa espressione cosa vuol dire, no? Ecco io l'ho mutuata come un "cerchiamo di non essere pacifisti da pasticceria", ma dopo vi spiego perché. Ma questo penso che sia per voi una - come dire - una giusta definizione.
Voi siete cattolici non certo da pasticceria, quelli a cui va tutto bene, poi magari guardiamo alla nostra convenienza personale. Ecco, i cattolici veri hanno il coraggio di studiare, di vedere e di schierarsi. Certo, quando si è cattolici da pasticceria tutti ci sorridono; io da ingegnere ambientale che si occupava di ambiente, donna, più difficile perché una donna dentro la chiesta - eppure era facile, perché tutti mi applaudivano. Quando ho deciso di mettermi in gioco e di entrare in politica perché è la mia città, perché non ho aspirazioni politiche se non quello di lasciare in questo tempo che mi è dato questa città meglio di come l'ho trovata, migliorata, perché è un dono anche solo esserci nati qui ad Assisi, ecco allora non è stato tutto più così facile, non è che tutti ti guardavano e ti applaudivano, come se si è cattolici da pasticceria, però se anche con un papa come questo, con dei valori come i nostri, con gli esempi fra tutti il primo Gesù Cristo, lo stesso San Francesco, noi non possiamo che essere così, intraprendere una buona battaglia se va dopo il discernimento, vedere giudicare ovviamente, no, che sia una buona battaglia e se giudichiamo che è una buona battaglia dobbiamo agire.
Per cui ecco il mio grazie per essere qui, anche con questo impegno, tanti chilometri, difficoltà ad arrivare, perché noi di strade ne abbiamo poche, però tante grazie, sono contenta di avervi ospitato qua, non a caso nelle giornate in cui c'è questo momento anche di santità legato appunto a Carlo. Velocissimamente solo per darvi una nota su- questa che magari vi lasci. Noi abbiamo tanto da fare ad Assisi, perché abbiamo avuto- vi faccio scorrere velocemente - siamo sì la capitale dell'ecologia perché siamo la città di San Francesco, patrono degli ecologisti, ma c'è tanto da fare. Noi abbiamo tantissimo da fare. Una città piccola come la nostra dal punto di vista ambientale - io qualche volta dico con un'esperta come me, il colmo per me è stare in un comune che ho trovato tanto indietro dal punto di vista ecologico, totalmente indietro dal punto di vista ecologico. E vi sembrerà incredibile ma in due anni quello che abbiamo fatto è così poco. Però stiamo iniziando a fare dei processi. Ecco qui vi racconto un po' degli eventi del 2016, due volte papa Francesco in 6 settimane, quindi capitale dell'ecologia nell'immaginario, ma nella realtà uno dei comuni più grandi dell'Umbria, vedete la chiazza rossa:siamo noi, quindi Assisi non è solo qua dove siete voi, centro storico senza cassonetti, differenziata 74%, eravamo a 59% con tutti i cassonetti in giro strabordanti di imballaggi perché abbiamo un flusso di 6 milioni di persone all'anno, quindi 1500 attività enogastronomica (550 sono le ricettive) dentro solo al centro storico, quindi quegli abbandoni lì, situazioni che vedete anche nei vostri luoghi, il dover ascoltare chi ci chiede le strade che non ci sono, e tante altre situazioni. Vedere, giudicare e agire - sapete che è un motto non certo mio, ma di Aparecida. Il DUP - documento unico di programmazione: tutti i comuni ce l'hanno qui dentro abbiamo cercato di scrivere i principi dell'economia civile; vedete quelli cerchiati aderire al patto dei sindaci, promuovere la riqualificazione energetica; i colori sono diversi perché ogni anno perché noi ne assegniamo ai dirigenti, che se non li raggiungono vengono - ci siamo inventati un sistema di misure per cui ogni obiettivo corrisponde un punteggio, e nella parte premiale del dirigente questo punteggio  - se vengono tutti raggiunti prendono il premio, la parte di posizione, se non vengono raggiunti viene decurtato in percentuale, non prendono tutti cento per cento. Dipende dagli obiettivi ecco. Patto dei sindaci abbiamo aderito, stiamo facendo tutte le azioni per portare questo comune a meno 40% di CO2 nel 2030 - ci sta lavorando l'università.
Ecco, alcune foto che rendono un poco l'idea di com'era la città quando l'abbiamo trovata e com'è oggi. Voi non trovate più un cassonetto perché c'è il ritiro porta a porta dedicato alle famiglie e alle attività. Quelli sono i nostri numeri, partiti con il 59%, arrivati al 74%, con un meno venticinque % di rifiuti che mandiamo in discarica all'anno. Paradosso che il sistema nel quale imbrigliati tariffario non puntuale a fronte di questi risultati sapete che ci dice? Allora "indifferenziato certo che fai tanto meno, ma l'impianto di Ponterio" per i quali prende i soldi un altro comune, lo preciso, "purtroppo lavorava bene con tanto rifiuti indifferenziato quindi adesso che ne mandi meno ti costa il doppio" la differenziata qui guardate c'è un attacco… qui c'è stata una commissione con mafie da poco, in Umbria. Noi in Umbria siamo meno di un quartiere di Roma, 800mila abitanti, noi abbiamo avuto anche noi l'incendio dell'impianto dove mandavamo la carta, la plastica, siamo tra i più bravi a differenziare. Poi c'è l'organico, c'è io abito in campagna, di organico ne produciamo 0, in quella campagna laggiù, ma chi produce l'organico sono quelle tante attività che fanno ricettività, allora l'organico purtroppo il costo ci è stato triplicato non perché costi di più ma perché la discarica dove si faceva il compostaggio, è stata non solo oggetto di un'interdittiva antimafia, è stata sequestrata perché nell'impianto del compostaggio veniva mescolato l’organico con tutti altri trattamenti, poi mandato in discarica mentre noi ci sforzavamo di non metterci neanche un pelino, quindi l'organico perfetto" ;  una truffa di 25milioni di euro ai danni dei comuni; ci siamo costituiti parte civile contro questa società, ma noi siamo parte civile contro questa società che, a quanto dicono i magistrati, avrebbe truffato dicendo a noi "dammi 'organico, faccio compostaggio di alta qualità. Costa tanto, ma poi ritorna", noi siamo parte civile, siamo in un processo, siamo costituiti contro tutti questi soggetti, siamo l'unico comune che è andato a prendere gli atti prima della costituzione, come mai? siamo 92 comune, gli altri dove stanno? Hanno avuto danni anche loro. Eppure, noi abbiamo ancora questi soggetti che smaltiscono i nostri rifiuti. Con i quali adempiere il contratto. L'anno scorso siamo riusciti a non alzare la tari di un euro, perché abbiamo preso soldi dal turismo, dalle tasse di soggiorno, e l'abbiamo riversati (553 mila euro) nel budget della tari, paga il comune, non facciamo pagare i cittadini, quest'anno non ci riusciamo perché l'hanno aumentata a dismisura per adempimento contrattuale, ma non posso anticiparlo qui, faremo un'azione dirompente contro questo contratto nel quale siamo imbrigliati.
Vado alla chiusura perché ve l'ho fatta troppo lunga.
Rifiuti zero, ecco guardare rifiuti zero, adesso noi siamo diventati bravi al 74%, ci sono due cose, due azioni da fare: un'azione culturale con i nostri ragazzi, bambini, nelle scuole, io vado in tutte le assemblee di istituto, racconto quello che era il mio lavoro, una scienziata del clima, adesso con Greta è diventato più famoso. Io ero una dei 12 italiani scienziati dei Ipcc (Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico) nel 2010, ante litteram, con il ministro dell'ambiente, veramente attento e veramente in gamba, forse perché è un militare che si è scontrato tante volte con questo tema, abbiamo siglato un protocollo di intesa: vogliamo raggiungere il plastic free.  L'abbiamo siglato il 4 ottobre. Il 4 ottobre prossimo faremo anche un'ordinanza che proibisce con sanzioni la plastica, però con operazioni come quella di oggi vogliamo portare il comune a ripristinare le 20 fontanelle pubbliche che abbiamo trovato nelle mura di Assisi tutte chiuse. Incredibilmente a chi manca il contatore, chi l'aveva rotta... abbiamo rifatto la piantina, abbiamo chiesto aiuto agli albergatori: noi forniremo una “borraccia di Assisi” con lo skyline del paese, devi venderla non regalarla, però aiutaci tu alla hall dell'albergo ai turisti che arrivano: "hai la scelta puoi comprarla l'acqua in plastica; se compri questa puoi portartela via come gadget, in Assisi trovi la piantina con tutte le fontanelle e fai un'azione per l'ambiente".  Termino col dirvi sull'altro tema dell'organico, come fare, abbiamo in animo, ma qui dobbiamo studiare perché qui appunto come sapete il pubblico non è mai facile, rendere obbligatorio il doggy bag, porto via il materiale. Ecco quelle sono azioni che ci traguardano verso i rifiuti zero , perché dobbiamo andare alla fonte.  Vi dico solo sulla mobilità sostenibile l'anno scorso abbiamo fatto una prova con navette elettriche gratuite, abbiamo rivelato che non sono comunque molto gradite dalle persone, dobbiamo fare un'azione incisiva sul traffico, perché lì siamo veramente in difficoltà, tenente conto che questo traffico in Assisi così congestionato è così dal 1989 quindi dobbiamo incidere sulla città con dei cambiamenti epocali perché dall'89 è cambiata un'epoca, però daremo sostegno a chi vorrà comprare un'auto elettrica e chi vorrà comprare una bici elettrica, anche col bike sharing.
Chiudo davvero però su questo tavolo. Assisi è bellissima, per me è la città più bella del mondo, per cui non c'è pari, è straordinariamente bella, chiunque arrivi ci restituisce l'immagine di una città straordinariamente pulita e quant'altro, anche noi abbiamo dei problemi enormi, soprattutto derivati dalla dissennata urbanistica in cui la politica non ha saputo non cedere alle lobby e alla speculazione, e siccome queste scottature si pagano dopo cicli di vent'anni, noi ci troviamo con situazioni di aziende che insistono all'interno di centri abitati, che hanno problemi a lavorare, perché nei centri abitati vicini alla basilica, anche qui avevamo deciso di ascoltare la gente, di non fare il conflitto; per una come me che viene da un comitato che senso ha fare conflitti, ma ha senso recuperare la fiducia nelle istituzioni.  Allora le persone che temono per la loro salute "venite da noi, che lo facciamo da noi in comune uno studio che nessuno ha mai fatto, se quella azienda A o quella azienda B ha avuto nel 30 anni passi un'incidenza sui tumori, sulle patologie, lo facciamo per il futuro, insieme però alle istituzioni che si mettono a tavolino con noi (l'ARPA, l’ASL, la Regione), e in trasparenza sulla base di questi dati che nessuno ha mai raccolto, perché queste istituzioni a volte non si parlano fra loro.
Allora il comune come negli eventi di oggi deve farsi tavolo dove far parlare le istituzioni per dire ai cittadini che devono recuperare la fiducia nelle loro istituzioni. Questo tavolo interistituzionale che abbiamo creato su un caso molto specifico è secondo me una delle più grandi e belle cose a livello amministrativo che siamo riusciti a fare, poi sulla mozione in Yemen avete capito bene penso di che si tratta, non sono scollegate le due cose: le guerre avvengono dove c'è il petrolio, o i suoi derivati, dove passa, o dove dovrebbe passare, per cui un'amministrazione che disinveste dal petrolio, che ogni nuovo investimento non lo fa sui fossili ma su altro, può dire la sua anche sulla pace.
Grazie.


sindaco di Assisi Stefania Proietti 

 



Ama la terra come te stesso - Assisi - saluto di mons. Renato Boccardo


sab 6 apr, 15:58

Da Mons. Renato Boccardo, Presidente Conferenza Episcopale Umbra

Cari Amici,
.. Affido a queste righe il mio saluto e l'augurio per un incontro proficuo per il bene della nostra terra e della nostra valle.  Cordialmente
don Renato

“Ama la Terra come Te stesso”, convegno ad Assisi

“Ama la Terra come Te stesso” 


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Sabato 6 e Domenica 7 aprile 2019
Palazzo comunale della Città di Assisi
Sala della Conciliazione

edizione straordinaria progetto culturale

IL GRANDE CORTILE 
INCONTRO DI STUDIO, APPROFONDIMENTO
E CONDIVISIONE 
sul tema

“Ama la Terra come Te stesso”

organizzato da: 
Cattolici per la Vita della Valle,
Presidio Europa
Controsservatorio Valsusa del Movimento No Tav

la città di Assisi ne ha accordato il Patrocinio. 

www.presidioeuropa.net/blog/?p=19488 
http://cattoliciperlavitadellavalle.blogspot.com/

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Il convegno aperto ha inteso avvicinare in modo costruttivo, cercando convergenze e possibili azioni comuni, la cultura laica e quella religiosa sulla sempre più pressante esigenza di salvaguardia del Pianeta e degli esseri viventi che lo abitano.

I relatori sono stati chiamati a confrontarsi, tra loro e con il pubblico presente ai lavori, sulle più opportune azioni di contrasto ai cambiamenti climatici, sulla capacità dei Governi di avviarsi concretamente in questa direzione, sul peso che le regole dell’economia hanno su questa deriva ambientale, sugli effetti positivi che una nuova giustizia economica potrebbe portare all’ambiente, sul come l’Essere Umano con la sua cultura razionale e con la sua spiritualità possa intervenire su scelte che cadono su di esso sempre dall’alto, sulle correlazioni tra l’esigenza di pace e reciprocità tra Popoli e rispetto verso la Terra, intesa come parte del Creato.

Messaggio ispiratore di ogni intervento è stata l’enciclica “LAUDATO SI’” di Papa Francesco, attraverso la quale diverse scuole di pensiero hanno potuto mettere a fuoco convergenze e distanze ancora da colmare.

www.presidioeuropa.net/blog/
  http://controsservatoriovalsusa.org/

Il Movimento No Tav, attraverso le sue aree di lavoro specifiche che hanno data corso a questa iniziativa, si identifica come portatore di queste tematiche sin dalle proprie origini.
La storica opposizione ad una linea ferroviaria ad alta velocità tra Torino e Lione ha visto coagulare tra loro esigenze fondamentali quali la tutela ambientale sul territorio, la legittima voce delle comunità coinvolte, la dignità e rispetto delle persone, calpestate con pesanti restrizioni di prerogative costituzionali, il rifiuto di modelli di sviluppo devastanti, la negazione dell’utilità di grandi opere infrastrutturali quando più fini a se stesse che a obiettivi di pubblica utilità, il rifiuto di politiche che in una perdurante stagnazione economica continuano a proporre modelli di crescita infinita, tanto improbabili quanto tangibilmente inefficaci.


Il NO alla più inutile, costosa ed obsoleta delle grandi opere è stato strumento per aprire gli occhi e guardare oltre, strumento che dalla Valle di Susa, ormai da decenni, si è condiviso ovunque, con movimenti di cittadini in Italia e in Europa.


L’orizzonte di osservazione che l’enciclica ha perfettamente individuato e trasmesso a milioni di persone è risultato in piena sintonia con la coraggiosa replica che sin dal 2006 il Movimento No Tav dovette opporre alla sprezzante definizione “nimby”, acronimo inglese di “Non nel mio cortile”.


La Valle di Susa si proclamò in diritto di difendere questo cortile-giardino-casa comune, rivendicandone un’ampiezza che riguardava tutti.
Non nel Nostro cortile perché è così grande che appartiene a tutti
ed è dovere di tutti custodirlo.





                        
interventi sbobinati e trascritti


 introduzione di Paolo Anselmo

 saluto di mons. Renato Boccardo
intervento di Stefania Proietti - sindaco di Assisi
intervento di Guido Viale 
intervento di don Ermis Segatti 
intervento di  Herbert Anders 
intervento di  Enrico Gagliano 
intervento di Gianna De Masi, direttivo del Controsservatorio Valsusa 
intervento di fra Beppe Giunti 
intervento di Elisabetta Forni - sociologa 
intervento di mons. Vittorio Peri 
intervento di Alberto Ziparo
intervento di Maria Luisa Boccacci 











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lunedì 8 aprile 2019

“Ama la Terra come Te stesso” - Assisi, 6 e 7 aprile 2019


QUA i VIDEO e la DOCUMENTAZIONE del CONVEGNO


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Comunicato Stampa
Sabato 6 e Domenica 7 aprile 2019
Palazzo comunale della Città di Assisi
Sala della Conciliazione

edizione straordinaria progetto culturale

IL GRANDE CORTILE 
INCONTRO DI STUDIO, APPROFONDIMENTO
E CONDIVISIONE 
sul tema

“Ama la Terra come Te stesso”

Organizzano: 
Cattolici per la Vita della Valle,
Presidio Europa
Controsservatorio Valsusa del Movimento No Tav

la città di Assisi ne accorda il Patrocinio. 

www.presidioeuropa.net/blog/?p=19488 
http://cattoliciperlavitadellavalle.blogspot.com/

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L’incontro, che si presenterà nella forma del convegno aperto, intende avvicinare in modo costruttivo, cercando convergenze e possibili azioni comuni, la cultura laica e quella religiosa sulla sempre più pressante esigenza di salvaguardia del Pianeta e degli esseri viventi che lo abitano.


I relatori saranno chiamati a confrontarsi, tra loro e con il pubblico presente ai lavori, sulle più opportune azioni di contrasto ai cambiamenti climatici, sulla capacità dei Governi di avviarsi concretamente in questa direzione, sul peso che le regole dell’economia hanno su questa deriva ambientale, sugli effetti positivi che una nuova giustizia economica potrebbe portare all’ambiente, sul come l’Essere Umano con la sua cultura razionale e con la sua spiritualità possa intervenire su scelte che cadono su di esso sempre dall’alto, sulle correlazioni tra l’esigenza di pace e reciprocità tra Popoli e rispetto verso la Terra, intesa come parte del Creato.


Messaggio ispiratore di ogni intervento sarà l’enciclica “LAUDATO SI’” di Papa Francesco, attraverso la quale diverse scuole di pensiero potranno mettere a fuoco convergenze e distanze ancora da colmare.


Il Movimento No Tav, attraverso le sue aree di lavoro specifiche che hanno data corso a questa iniziativa, si identifica come portatore di queste tematiche sin dalle proprie origini.
La storica opposizione ad una linea ferroviaria ad alta velocità tra Torino e Lione ha visto coagulare tra loro esigenze fondamentali quali la tutela ambientale sul territorio, la legittima voce delle comunità coinvolte, la dignità e rispetto delle persone, calpestate con pesanti restrizioni di prerogative costituzionali, il rifiuto di modelli di sviluppo devastanti, la negazione dell’utilità di grandi opere infrastrutturali quando più fini a se stesse che a obiettivi di pubblica utilità, il rifiuto di politiche che in una perdurante stagnazione economica continuano a proporre modelli di crescita infinita, tanto improbabili quanto tangibilmente inefficaci.


Il NO alla più inutile, costosa ed obsoleta delle grandi opere è stato strumento per aprire gli occhi e guardare oltre, strumento che dalla Valle di Susa, ormai da decenni, si è condiviso ovunque, con movimenti di cittadini in Italia e in Europa.


L’orizzonte di osservazione che l’enciclica ha perfettamente individuato e trasmesso a milioni di persone è risultato in piena sintonia con la coraggiosa replica che sin dal 2006 il Movimento No Tav dovette opporre alla sprezzante definizione “nimby”, acronimo inglese di “Non nel mio cortile”.


La Valle di Susa si proclamò in diritto di difendere questo cortile-giardino-casa comune, rivendicandone un’ampiezza che riguardava tutti.
Non nel Nostro cortile perché è così grande che appartiene a tutti
ed è dovere di tutti custodirlo.


L’evento rappresenta una tappa del ciclo culturale di incontri denominato "Grande Cortile" ed è promosso dai gruppi: Cattolici per la vita della Valle, Presidio Europa e Controsservatorio Valsusa del Movimento No Tav; la città di Assisi ne accorda il Patrocinio.
















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articolo sul settimanale diocesano di Susa,  "La Valsusa" del 28 marzo 2019



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articolo sul giornale della Valle di Susa,  "Luna nuova" del 9 aprile 2019




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articolo sul "La Valsusa", settimanale diocesano di Susa dell'11 aprile 2019 (terza pagina)

giovedì 4 aprile 2019

Via Crucis meditata verso la Clarea con don Luigi Ciotti - 12 aprile 2019




Per il quinto anno consecutivo il Gruppo Cattolici per la Vita della Valle propone 
la Via Crucis meditata camminando verso la Clarea.

Quest'anno parteciperà don Luigi Ciotti fondatore del Gruppo Abele e presidente di "Casa comune", scuola dedicata all'ecologia integrale (due pagine sul Manifesto di oggi la nostra sfida è l'ecologia).

Il ritrovo è previsto per le ore 18.30 di venerdì 12 aprile presso il parcheggio dei campi sportivi di Giaglione,
di lì ci sposterà a piedi verso la frazione S.Lorenzo (dove non ci sono parcheggi sufficienti per le auto).
La  Via Crucis avrà inizio alle ore 19 presso la cappella dedicata a S.Giovanni, quindi proseguirà su strada bianca in direzione torrente Clarea che dà il nome alla piccola valle laterale della valle di Susa.

Ci si fermerà 11 volte per la lettura della Passione di Giovanni e di brani estratti dal testo "Il mandante" di Alberto Maggi.
Don Luigi proporrà al "Campo della Memoria" la sua riflessione, ultima stazione. 
Alla testa del corteo ci saranno una croce e una Bibbia.
Si consiglia di portare la torcia elettrica da utilizzare per il ritorno.



Se Gesù fosse venuto per guarirci dai mali fisici forse oggi avrebbe un monumento in Palestina, ma Lui è venuto per aprirci gli occhi, per questo è stato crocifisso. L'azione di Gesù è sempre stata quella di aprire gli occhi alla gente, nel senso di far vedere chi è Dio. L'umanità pensava un dio giudice che premia e che castiga,
 Gesù è venuto a mostrarci il volto di Dio che l'umanità non poteva immaginare: l'amore di Dio non è un premio per i meriti delle persone, ma è un dono per i loro bisogni e come tale è destinato a tutti. con la partecipazione di don Luigi Ciotti Sulle orme dei pellegrini che, sin dal Medioevo, scendevano in Terra Santa lungo la Via Francigena
Chi non vuole essere perseguitato deve rinunciare alla pienezza della libertà, e rassegnarsi a vivere regolato dalle leggi e non più animato dallo Spirito. Ma nella persecuzione c’è una grande certezza: Dio starà sempre dalla parte dei perseguitati (Mt 5,10-11) e mai da quella di chi perseguita; per questo Gesù rassicura: “Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima” (Mt 10,28).


“Donaci Signore la gioia di capire che tu non parli solo dai microfoni delle nostre chiese.
Che nessuno può menar vanto di possederTi. E che, se i semi del Verbo sono diffusi in tutte le aiuole, è anche vero che i tuoi gemiti si esprimono nelle lacrime dei maomettani, e nelle verità dei buddisti, negli amori degli indù e nel sorriso degli idolatri, nelle parole buone dei pagani e nella rettitudine degli atei” (don Tonino Bello). 

giovedì 22 novembre 2018



Risposta all'articolo del "La Voce e il Tempo"  6 novembre 2018


Gentile Direttore,
le scriviamo dalla Valle di Susa, siamo un gruppo di donne e uomini impegnati a vario titolo in diverse parrocchie della diocesi e da alcuni anni seguiamo l'evolversi del progetto Torino-Lione riunendoci nel Gruppo Cattolici per la Vita della Valle.
Vorremmo condividere con lei e i lettori del giornale diocesano alcune riflessioni e considerazioni che abbiamo sviluppato su questo tema, alla luce della dottrina sociale della Chiesa e della Parola di Dio che interpella i credenti sulle situazioni concrete della vita.
Riteniamo che l'espressione usata nel Vangelo di Matteo 16,3 “Leggere i segni dei tempi”, e circolata con convinzione negli anni postconciliari, sia un compito sempre attuale e particolarmente incalzante nella nostra epoca. Epoca che il chimico premio Nobel Paul J. Crutzen ha definito “Antropocene” per indicare l'impatto senza precedenti dell'azione umana sull'ambiente terrestre. La definizione è largamente condivisa dagli scienziati più avveduti e anche il Magistero della Chiesa ci offre molti spunti al riguardo, ne citiamo un paio:
L'antropocentrismo moderno, paradossalmente, ha finito per collocare la ragione tecnica al di sopra della realtà, perchè questo essere umano non sente più la natura né come norma valida, né come vivente rifugio...La mancanza di preoccupazione per misurare i danni alla natura e l'impatto ambientale delle decisioni è solo il riflesso evidente di un disinteresse a riconoscere il messaggio che la natura porta inscritto nelle sue stesse strutture”, 115-117 Laudato Si', Papa Francesco.


Invece di svolgere il suo ruolo di collaboratore di Dio nell'opera della creazione, l'uomo si sostituisce a Dio e così finisce col provocare la ribellione della natura”, 37 Centesimus annus, Papa Giovanni Paolo II.


Il processo di antropizzazione della Terra (la deforestazione, l'urbanizzazione incontrollata, l'estrattivismo, la cementificazione del territorio, l'invasione dei rifiuti....) esercita un'alterazione sempre maggiore degli ecosistemi dando origine a fenomeni preoccupanti quali il riscaldamento del clima, lo scioglimento dei ghiacciai, la desertificazione...


Il filosofo e teologo cattolico Raimon Panikkar utilizzava il termine “Ecosofia” per indicare la saggezza di chi sa “ascoltare la Terra” e agire di conseguenza; per lui la crisi ecologica attuale è questione di vita o di morte per l'umanità e ciò la rende un fenomeno religioso.


Le Chiese cristiane si mobilitano per sensibilizzare i fedeli sulla necessità di riflettere, pregare e promuovere iniziative per la salvaguardia dell'ambiente. Nel 1989 il patriarca ecumenico di Costantinopoli Dimitrios I proclamò il 1° settembre “Giornata mondiale di preghiera per la creazione”, nel 2001 aderirono all'iniziativa le principali chiese cristiane europee, con papa Francesco nel 2015 vi aderì anche la Chiesa Cattolica. Ora i cristiani di tutto il mondo sono invitati alla “Preghiera per la creazione” nel periodo liturgico che va dal 1° settembre al 4 ottobre.


Il movimento No Tav, composito nelle sue espressioni culturali, non contrasta solo il progetto, ma si riconosce come coscienza critica dell'attuale modello di sviluppo che pervicacemente mette il pianeta alle corde, mentre “non c'è sviluppo in un popolo che volta le spalle alla terra” (Papa Francesco tra i Mapuche, Cile 17 gennaio 2018).


Si potrebbe dire che la valle di Susa si distingue per mettere a confronto due opzioni esistenziali: quella del culto economico della “crescita infinita”, di cui “Grandi Opere” sono paradigma; e quella di un approccio filosofico in cui l'uomo vuole uscire dalla condanna di una visione esclusivamente economica della vita e comprenda che la Terra nel suo insieme è un organo vivente che ha bisogno di cura e attenzione.


Con l'opposizione alla Torino-Lione la valle è stata inserita tra i teatri dei 2931 conflitti ambientali del pianeta censiti nel 2016 (con il contributo dell'Unione Europea attraverso l'European Research Council) dal sito http://www.ejolt.org/


Le lotte ambientali sono ormai di dimensione planetaria e mobilitano una moltitudine di persone. In alcuni Paesi l'epilogo raggiunge esiti drammatici: l'O.N.G. Global Witness il 2 febbraio di quest'anno ha dato notizia che nel 2017 sono stati assassinati 217 attivisti/e, a livello mondiale, per essersi opposti a governi e aziende predatori delle loro terre. Le motivazioni che le innescano, seppure con intensità differenti, sono ovunque molto simili: progetti calati dall'alto con seguito di cantieri invasivi e devastanti, imposizioni senza serio contraddittorio, indifferenza verso le istanze delle Amministrazioni locali, controllo militare della vita quotidiana sul territorio, forti limitazioni e restringimenti delle libertà personali dei residenti, iniziative giudiziarie nei confronti dei soggetti più rappresentativi tra gli oppositori.


Il progetto Torino-Lione ricalca puntualmente le stesse dinamiche; un osservatore inesperto potrebbe scambiare il cantiere di Chiomonte, insediato nel 2011 per la perforazione di un tunnel geognostico, per una base militare.


Abbiamo seguito con attenzione l'evoluzione del progetto Torino-Lione e abbiamo maturato la convinzione che non è un progetto credibile né lungimirante, ma anzi fazioso (al contrario di quello di Cavour). I promotori, per sostenerlo, si sono sempre avvalsi di una spregiudicata campagna propagandistica che si affida anche a sensazionali quanto ingiustificati allarmismi; facciamo un solo esempio tra i tanti possibili: La Stampa di Torino il 15 ottobre 1991 annunciava “L'attuale linea Torino-Lione è quasi satura – TAV subito o sarà tardi”.


Una breve ricostruzione storica dimostra quanta commedia surreale, per non dire ipocrisia, è stata utilizzata per convincere gli abitanti e l'opinione pubblica. L’accordo firmato a Torino il 29 gennaio 2001 (Amato - Chirac), e tuttora valido, stabiliva all’art. 1 che la condizione fondamentale e vincolante fosse “l’entrata in servizio avvenga alla saturazione delle opere esistenti”. Forse è proprio per questo motivo che per vent'anni i promotori hanno insistito con i pretestuosi oracoli della saturazione (che non è mai arrivata). In gennaio 2018 l’Osservatorio Tecnico presieduto da P. Foietta pubblica un documento, istituito presso la Presidenza del Consiglio, in cui afferma che “molte previsioni fatte 10 anni fa...anche appoggiandosi a previsioni ufficiali dell’Unione Europea, sono state smentite dai fatti”. Le conclusioni del documento sono sorprendenti: “la sostanza è stata ampiamente dibattuta anni fa e quindi non ha senso tornare su argomenti già discussi su cui si è giunti ad una conclusione”. Quindi dopo aver ammesso che le previsioni erano sbagliate (e diffuse a mezzo mondo), invece di rimediarvi arrestandolo, l'Osservatorio rilancia il progetto!


Il progetto Torino-Lione, in perenne ricerca di giustificazioni: lo vuole l'Europa, porta lavoro, è strategico, ... passato con disinvoltura dal TAV (passeggeri) al TAC (merci), è rimasto l'ultimo segmento che si tenta di fare sopravvivere al dissolvimento del famoso corridoio Lisbona-Kiev.


Il timore che ora il progetto possa essere veramente accantonato provoca reazioni incontrollate: minacciose penali, terribili stime di crescita zero per l'Italia, o addirittura “con lo sfacelo che sta vivendo l'oftalmologia torinese, sono sempre di più i disabili visivi che si recano presso l'ottimo ospedale di Lione, gli ipovedenti dicono si alla Tav” (TorinOggi.it 02-11-2018)...come se non fosse più ragionevole intervenire piuttosto sulle carenti strutture sanitarie della città.


A partire dal 1996 ci sono state almeno 60 manifestazioni di contrarietà all'opera, in valle e fuori. La forza del movimento No Tav risiede nella coscienza di impegnarsi per una causa comune e smascherare quegli inganni che si nascondono dietro le “grandi opere” inutili, imposte con l'uso della forza e inclini alla presunzione di assumere il controllo sulla natura.


Fraterni saluti


Paolo Anselmo (Bruzolo), Laura Favro Bertrando (Sant'Antonino), Rosanna Bonaudo (Caprie), Elisa Borgesa (Chiusa San Michele), Eugenio Cantore (Sant'Ambrogio), Maria Grazia Cabigiosu, Donatella Giunti, Mira Mondo (Condove), Roberto Perdoncin (Susa), Giorgio Perino (Bussoleno), Gabriella Tittonel (Villar Dora)


martedì 7 novembre 2017

martedì 21 novembre, ore 21,00
presso la biblioteca di Condove in Via Roma
fra' Beppe Giunti dialoga con il prof. Duccio Demetrio sul tema
"LA RELIGIOSITA' DELLA TERRA"

 

 

 


LA RELIGIOSITA’ DELLA TERRA

Riflessione sulla serata de “ il Grande Cortile” 2017/18 del 21 novembre a Condove
Duccio Demetrio ha scritto che la religiosità della terra è un modo di sentire umano tra i più immediati ed istintivi e che, di fronte alla natura, sia i credenti che i non credenti non possono che provare identiche emozioni.
Questa affermazione tocca le corde sensibili dei no tav e intriga quanti si dichiarano credenti. Il Gruppo Cattolici per la Vita della Valle ha ritenuto utile proporla come riflessione al pubblico del Grande Cortile e ha invitato Demetrio a parlarne insieme a Beppe Giunti, frate francescano.
La serata ha mantenuto il titolo del libro, “La religiosità della terra” e ha avuto luogo lo scorso 21 novembre 2017 nella biblioteca di Condove.
Il pubblico, evidentemente attratto da un tema che incuriosisce e affascina, ha gremito la sala.
Padre Beppe Giunti, no tav della prima ora e docente alla Pontificia Università di S.Bonaventura di Roma, esordisce ricordando che, pochi giorni addietro, estesi incendi hanno fatto piangere la terra di Val Susa e tutti hanno sentito il suo urlo in quella settimana di fuoco.
Duccio Demetrio, che partecipa per la prima volta ad un incontro del grande Cortile, si presenta dichiarandosi onorato di essere in valle di Susa, di avere seguito le vicende del movimento no tav e di essere caro a questa valle perchè da cinque anni frequenta la Scuola di Educazione Narrativa da lui fondata con don Ciotti alla Certosa della Mortera. In precedenza ha insegnato filosofia dell'educazione all'Università di Milano Bicocca.
Si definisce un non credente, “non mi definisco miscredente o ateo”, un perplesso secondo i parametri del teologo Vito Mancuso, che però è “abitato da sempre da un'attrazione per tutto ciò che riguarda la natura e in modo particolare la terra”.
Il primo intervento lo fa alzandosi in piedi e inzia ricordandoci l'importanza della memoria.
Con Saverio Tutino (per coincidenza di eventi scopriamo che è stato uno dei primi ospiti del Valsusa Filmfest), fondò nel 1998 la Libera Università dell'autobiografia di Anghiari: “attraverso la scrittura autobiografica, un ricordo diventa racconto da ritrasmettere”. Ci dice che se avesse rigettato la memoria ora sarebbe più povero di spiritualità, “perchè noi non credenti azzardiamo questa sorta di provocazione: accettare che ci sia qualcosa che ci oltrepassa che, né la scienza, nè altre strategie di conoscenza, potrà svelare, aiutandoci a riconoscere gli enigmi per i quali siamo sulla terra e c'è la vita”. Tale passione è nata in lui quand'era bambino: aveva quattro anni quando suo padre, con un piattino di bambagia umida e di lenticchie, gli fa sperimentare il senso dell'attesa che si trasforma in qualcosa di straordinario. “Quale forza, quale energia in quei semi che avevano rotto la crosta. Ero un piccolo pagano!”
Lui chiama religiosità della terra quello che i teologi chiamano religiosità naturale, che si determina dentro ciascuno di noi in prima battuta attraverso non la via della ragione ma del sentimento: “Io vivo ancora adesso degli stati di grazia, di sospensione del giudizio, «esercizi di ammirazione» secondo Edith Stein, oppure, come diceva Adriana Zarri «la mia messa inzia la mattina quando vado nell'orto»”. Secondo Demetrio questo legame travalica il rapporto con la bellezza e i paesaggi, è legame alla vita: “Ci sono possibilità continue di rigenerazione del proprio sentimento di essere al mondo e quando questo sentimento incomincia ad afflosciarsi inizia la distrazione, la noncuranza e l'egoismo di cui parla spesso il papa nell'enciclica, ciò che accade alla terra accade e accadrà a tutti noi”.
Giunti è un appassionato della Laudato Sì' e, a suo parere, l'enciclica non è ancora enciclica, cioè circolare (come fosse un'email) perchè non è stata ancora recepita da tutti i destinatari. Dice che la Laudato Sì' è rivoluzionaria per i contenuti e perchè è stata redatta con i contributi di vari esperti e pensatori. Purtroppo anche in molti ambienti cattolici è stata ridotta a poesiola per bambini, quando invece papa Bergoglio offre con essa uno spunto olistico, che significa del tutto, universale, complessivo, che unisce la crisi ambientale a quella umana-antropologica. “Un elemento di novità è che il papa chiama la Terra sorella e le attribuisce voce: questa sorella protesta per il male che le provochiamo con l'uso irresponsabile che ne facciamo. Fra i poveri più maltrattati e abbandonati c'è anche lei, la nostra terra che soffre”.
Il libro di Demetrio è un saggio autobiografico e vi è una consonanza inimmaginabile alla Laudato Sì'. Il sottotitolo è: una fede civile per la cura del mondo. Fede civile, spiega l'autore, significa auspicare un'alleanza tra il credente e il non credente dinanzi alla sorella terra che urla e che geme.
Il libro attraversa il rapporto con la vitalità dell'esistenza e del divenire del trascorrere del tempo. Dice Demetrio: “L'accorgersi che appartieni all'umanità e non sei solo tu, per me questo è motivo di sentimento religioso... ma non solo...c'è un'esigenza di riconciliazione con la terra e di riconoscenza nei confronti della terra”.
Giunti riprende su un elemento dell'anima francescana che - scritto minuscolo e pronunciato sottovoce - parte da una lettura di fede: “ogni ente, soggetto, che sia sorella acqua o fratello vento, è un'esperienza unitaria di una fonte dove nessuno è estraneo e diverso, ma è in unità; non è solo stato d'animo, perchè siamo fatti tutti della stessa terra, per Francesco veniamo tutti dallo stesso Padre.”
Francesco non dava ordini, ma ai suoi fratelli e sorelle lasciava delle disposizioni. Al frate ortolano raccomandava di lasciare una porzione di terra incolta in modo che i fiori e le piante spontanee potessero svilupparsi ed emanare i loro profumi, se occorreva la legna per riscaldarsi e cucinare chiedeva di non tagliare tutti gli alberi, ma di lasciare un pollone. La fede di Francesco non è nata sui libri ma dall'esperienza, compresa quella del carcere.
Ancora Giunti: “Ogni cosiddetta creatura non è disabitata dal Creatore, è orma, segno, parola, presenza e questo non è paganesimo, con tutto il rispetto del paganesimo che non è una brutta parola, ma mistica!”
Anche per Demetrio la terra e il cielo sono un unico corpo.
“La terra è unica ma è fatta anche di cielo, c'è una continua interazione, come anima e corpo, occorre riacquistare il senso del tutto, della costante corrispondenza; non c'è mai una cosa, una parola, un sentimento che non rinvii a qualcos'altro, non c'è nessuna unicità assoluta, tutto è in connessione. Che poi rimanda al senso dell'ospitalità”.
Nella scrittura autobiografica chi scrive scrive di sé, ma anche degli altri, in forma corale, di storia collettiva della comunità sociale e famigliare, vivendo momenti di meditazione che occorrono per entrare in una religiosità credente o in una religiosità che tace sulle spiegazioni ultime, ma che comunque è mossa da un identico coinvolgimento relativamente al mistero dell'esistente.
In filosofia, l'ontologia mette al primo posto l'esserci sempre-con, “non siamo mai assolutamente isolati, la solitudine la possiamo cercare come fonte di raccoglimento e di preghiera”.
Giunti evidenzia due parole che compaiono al paragrafo 59 della Laudato Sì': spensierata irresponsabilità, “che è un insieme di atteggiamenti, pratiche, battute, di non progetti politici, di non investimenti economici, di non programmi educativi, di velocità”. Dall'enciclica: «La spensierata irresponsabilità è un comportamento evasivo che serve per mantenere gli stili di vita consolidati e per alimentare i vizi autodistruttivi cercando di non vederli e rimandando le decisioni importanti, facendo come se nulla fosse».
Giunti domanda a Demetrio: “Come possiamo far circolare pensieri responsabili e recuperare la parola responsabilità? Il mio essere tutt'uno con i fratelli e le creature, la mia correlazione con tutto, come può diventare corresponsabilità?”
Risponde l'autore del libro che la parola responsabilità è cruciale e, come richiamata dall'enciclica, significa rispondere a se stessi, agli altri, alla terra. Demetrio, come ricercatore in campo educativo, si affida all'ausilio della scrittura: “...perchè questa sedimenta, è potente, è forma di consolidamento della memoria per ulteriori analisi. Ecco lo scrivere in chiave eco-narrativa: la natura ha i suoi codici ma non sa raccontarsi, siamo noi a darle voce e se non la raccontiamo questa è un'ulteriore irresponsabilità perchè abdichiamo all'importanza del linguaggio”. Auspica che divenga racconto l'emozione che proveranno i ragazzi quando saranno accompagnati a camminare nei luoghi dell'incendio. “Ogni battaglia sociale e civile si vince attraverso il linguaggio, il potere del linguaggio, ho fiducia nel potere della parola, parola che sa riconquistare il silenzio (per questo Accademia del silenzio); quando la stessa parola diventa vacua, vuota è necessario ritrovare il gusto della parola, riscoprire quali sono le parole essenziali della nostra vita tra le quali la parola terra.”
Nella Bibbia, si domanda Giunti, emerge una presunta superiorità dell'uomo nei confronti delle altre creature, ma è corretta questa interpretazione? Gli studiosi di ebraico gli rispondono che il termine custodire è lo stesso verbo che indica il ruolo delle sentinelle del Tempio di Gerusalemme. Esse sono custodi, cioè responsabili del luogo unico dove abita Jahvè. “Se si comprende a fondo questo ruolo forse nasce il senso della responsabilità e quali cascate di conseguenze vengono in successione! ...Mi tolgo le scarpe, cammino scalzo... Chi si ritiene alla finestra del mondo cristiano e cattolico deve scegliare, è necessario superare la distanza mentale e il ritardo colpevole”.
Giunti nota che a pagina 23 del libro di Demetrio compare l'espressione La cura della casa comune; la stessa espressione la ritroviamo due anni dopo nell'enciclica Laudato Sì'. Forse il papa ha letto il libro di Demetrio?
“La cura della casa comune non è uno slogan, è ecologia, ambientalismo, politica, rivoluzione, Vangelo”.
A questo punto Demetrio legge alcune righe del paragrafo 217 dell'enciclica: «Se i deserti esteriori si moltiplicano nel mondo, perchè i deserti interiori sono diventati così ampi, la crisi ecologica è un appello a una profonda conversione interiore. Tuttavia dobbiamo anche riconoscere che alcuni cristiani impegnati e dediti alla preghiera col pretesto del realismo e della pragmaticità spesso si fanno beffe delle preoccupazioni per l'ambiente, altri sono passivi; manca loro dunque una conversione ecologica... proporre una sana relazione col creato come una dimensione della conversione integrale della persona».
Demetrio nel suo libro dedica l'ultimo capitolo a questo argomento e pone l'interiorità come metafora di una terra incognita. Il dissodare la terra, rastrellarla, sono «gesti antichi, manuali, pazienti, ripetuti che ci parlano di quanto dovremmo fare rispetto a noi stessi per migliorare non in profitto e produzione, per crescere non soltanto in modo sostenibile, ma per aggiungere alla nostra sensibilità per la bellezza e alla fatica di rendere la terra migliore, un'attività rivolta a ciò che di noi non vediamo».
Ringraziamo gli ospiti per le parole profonde che ci hanno regalato.
Il movimento no tav, composto da credenti e non credenti che sentono la stessa sofferenza per la terra aggredita, da sempre si fa voce della terra che non ha voce.
Eugenio Cantore

 

lunedì 28 agosto 2017

Solo in Val di Susa gli anarchici accanto ai cattolici...!

Stranezze del Festival dell'Alta Felicità

 

 

 

Solo in Val di Susa gli anarchici accanto ai cattolici...!



P.S.
Grazie a Wu Ming per l'idea (non riesco a condividere il tweet...)