sabato 24 marzo 2012

Punti fermi e punti interrogativi


PUNTI FERMI e PUNTI INTERROGATIVI sul TAV 
UNA RIFLESSIONE del “GRUPPO PACE” 
e dei “CATTOLICI PER LA VITA DELLA VALLE”





Come laici e credenti, che si richiamano alla storia del movimento nonviolento valsusino, di cui furono testimoni tenaci Achille Croce e don Giuseppe Viglongo, ci rivolgiamo a tutte le persone di buona volontà, prima che si attuino progetti devastanti come il TAV, che distruggerebbero irreversibilmente la nostra Valle di Susa. Occorre promuovere una conversione dei cuori e costruire insieme una prospettiva lungimirante, che tenga conto del maggior numero possibile di elementi in gioco, sul piano ambientale e umano anche futuro. Nessuno di noi ha ricette facili per uscire dalla crisi morale, sociale, economica che l’attuale modello di sviluppo ha prodotto. Tuttavia crediamo che vadano affermate alcune priorità non negoziabili: la difesa della terra, dell’aria, dell’acqua, la tutela della salute fisica e mentale di tutti gli esseri viventi, l’equilibrio con la natura e il diritto al lavoro. Bisogna uscire da logiche di potenza e di guerra, da tentazioni razziste, da scorciatoie che ripetono gli errori del passato e allontanano i cittadini dalla partecipazione attiva.


Vi sono alcuni punti fermi che ogni cittadino in buona fede, vivendo qui, può constatare; e vi sono altresì alternative che, solo che si voglia realizzarle, porterebbero benessere a tutti senza sprecare il territorio e rovinarlo definitivamente. Discutiamone insieme, confrontiamole.



1) La ferrovia internazionale c’è già e lavora al 20-30% delle sue possibilità.
Perché non si valorizza appieno l’attuale linea e non si migliora il trasporto dei pendolari? 

2) La costruzione del TAV crea disastri ambientali. I progetti, sia in sinistra Dora che sulla destra, non
tengono conto della fragilità idrogeologica della Valle e del pesante carico infrastrutturale che già sopporta; se attuati faranno sparire le sorgenti, come già successe in alta Valle per le gallerie delle precedenti infrastrutture (vedi Salbertrand!) o come è avvenuto al Mugello, proprio per il TAV! Si perderà un quantitativo di acqua – come ammesso dagli stessi proponenti l’opera - pari al fabbisogno di una città di un milione di abitanti! Perché non si fanno le vere, piccole opere utili di manutenzione e potenziamento dei servizi (viabilità ordinaria, scuole in sicurezza, ospedali), di recupero dei centri storici, di tutela del patrimonio boschivo e della rete idrica già esistente? Perché, non essendoci i soldi per l’opera si ostinano a proporne il “finanziamento per fasi”, in modo da nascondere la voragine del debito pubblico che si va ad incrementare? 


3) Se partono i cantieri è garantito un inquinamento senza fine e l’aumento delle patologie respiratorie
e tumorali, perché è accertato l’amianto nelle nostre rocce e l’uranio nell’Ambin, perché si solleveranno pericolosissime polveri e si rimuoverà la diossina già depositata nei terreni a causa delle precedenti lavorazioni industriali. Nessun paese si salverà, dato il clima generale, segnato da una circolazione dell’aria imprigionata dai versanti della valle. Tutto il sistema viario verrà stravolto e intere zone abitate diventeranno un deserto lunare solcato dal passaggio, per almeno venti anni, di mezzi su gomma di giorno e su rotaia di notte (vedi la sorte di San Giuliano, Traduerivi, Bussoleno, Chiusa, Sant’Ambrogio ecc.). Venti anni di cantieri comprometterebbero quello che rimane della nostra agricoltura, del turismo, dei beni culturali. Perché non promuovere, con opportune sinergie culturali e ambientali l’occupazione locale, puntando sulle produzioni locali e sulle energie rinnovabili? 4) L’inizio dell’opera non vedrebbe mai la fine, come è per la Salerno-Reggio Calabria, e innescherebbe soltanto gli appetiti mafiosi mettendo la nostra zona completamente nelle mani della criminalità. Perché non attenersi alla più rigorosa trasparenza economica con una sana analisi costi-benefici?


Come abbiamo già sperimentato in questi venti anni la nostra lotta pacifica e popolare può vincere, perché si basa sulla forza della ragione e sulla passione civile che attraversa tutte le generazioni e collega tutti i paesi della valle. Nelle prossime settimane saremo chiamati a decidere del futuro della Valle, del paese, di noi e dei nostri figli, sia opponendoci con determinazione a qualsiasi tentativo di far partire i cantieri, sia intervenendo come cittadini il 12 e 13 giugno ai referendum per l’acqua pubblica e contro il nucleare. Più che mai è il momento di resistere, di non delegare la nostra vita, di essere presenti e propositivi!



13/4/2011 “Gruppo Pace” e “Cattolici per la vita della Valle”




Nome file: __3, Punti fermi e punti interrogativi sul tav - GuppoPace e CxVV.pdf
Link:
https://docs.google.com/file/d/0B5kyFusa3Okxbm5qSWswVDZSYlNWYWkyTTFjZ2hIUQ/edit

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