giovedì 4 aprile 2019

Via Crucis meditata verso la Clarea con don Luigi Ciotti - 12 aprile 2019




Per il quinto anno consecutivo il Gruppo Cattolici per la Vita della Valle propone 
la Via Crucis meditata camminando verso la Clarea.

Quest'anno parteciperà don Luigi Ciotti fondatore del Gruppo Abele e presidente di "Casa comune", scuola dedicata all'ecologia integrale (due pagine sul Manifesto di oggi la nostra sfida è l'ecologia).

Il ritrovo è previsto per le ore 18.30 di venerdì 12 aprile presso il parcheggio dei campi sportivi di Giaglione campi sportivi Giaglione ,
di lì ci sposterà a piedi verso la frazione S.Lorenzo (dove non ci sono parcheggi sufficienti per le auto).
La  Via Crucis avrà inizio alle ore 19 presso la cappella dedicata a S.Giovanni, quindi proseguirà su strada bianca in direzione torrente Clarea che dà il nome alla piccola valle laterale della valle di Susa.

Ci si fermerà 11 volte per la lettura della Passione di Giovanni e di brani estratti dal testo "Il mandante" di Alberto Maggi.
Don Luigi proporrà al "Campo della Memoria" la sua riflessione, ultima stazione. 
Alla testa del corteo ci saranno una croce e una Bibbia.
Si consiglia di portare la torcia elettrica da utilizzare per il ritorno.



Se Gesù fosse venuto per guarirci dai mali fisici forse oggi avrebbe un monumento in Palestina, ma Lui è venuto per aprirci gli occhi, per questo è stato crocifisso. L'azione di Gesù è sempre stata quella di aprire gli occhi alla gente, nel senso di far vedere chi è Dio. L'umanità pensava un dio giudice che premia e che castiga,
 Gesù è venuto a mostrarci il volto di Dio che l'umanità non poteva immaginare: l'amore di Dio non è un premio per i meriti delle persone, ma è un dono per i loro bisogni e come tale è destinato a tutti. con la partecipazione di don Luigi Ciotti Sulle orme dei pellegrini che, sin dal Medioevo, scendevano in Terra Santa lungo la Via Francigena
Chi non vuole essere perseguitato deve rinunciare alla pienezza della libertà, e rassegnarsi a vivere regolato dalle leggi e non più animato dallo Spirito. Ma nella persecuzione c’è una grande certezza: Dio starà sempre dalla parte dei perseguitati (Mt 5,10-11) e mai da quella di chi perseguita; per questo Gesù rassicura: “Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima” (Mt 10,28).


“Donaci Signore la gioia di capire che tu non parli solo dai microfoni delle nostre chiese.
Che nessuno può menar vanto di possederTi. E che, se i semi del Verbo sono diffusi in tutte le aiuole, è anche vero che i tuoi gemiti si esprimono nelle lacrime dei maomettani, e nelle verità dei buddisti, negli amori degli indù e nel sorriso degli idolatri, nelle parole buone dei pagani e nella rettitudine degli atei” (don Tonino Bello). 

lunedì 18 marzo 2019

“Ama la Terra come Te stesso” - Assisi, 6 e 7 aprile 2019

Comunicato Stampa
Sabato 6 e Domenica 7 aprile 2019
Palazzo comunale della Città di Assisi
Sala della Conciliazione

edizione straordinaria progetto culturale

IL GRANDE CORTILE 
INCONTRO DI STUDIO, APPROFONDIMENTO
E CONDIVISIONE 
sul tema

“Ama la Terra come Te stesso”

Organizzano: 
Cattolici per la Vita della Valle,
Presidio Europa
Controsservatorio Valsusa del Movimento No Tav

la città di Assisi ne accorda il Patrocinio. 

www.presidioeuropa.net/blog/?p=19488 
http://cattoliciperlavitadellavalle.blogspot.com/

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L’incontro, che si presenterà nella forma del convegno aperto, intende avvicinare in modo costruttivo, cercando convergenze e possibili azioni comuni, la cultura laica e quella religiosa sulla sempre più pressante esigenza di salvaguardia del Pianeta e degli esseri viventi che lo abitano.


I relatori saranno chiamati a confrontarsi, tra loro e con il pubblico presente ai lavori, sulle più opportune azioni di contrasto ai cambiamenti climatici, sulla capacità dei Governi di avviarsi concretamente in questa direzione, sul peso che le regole dell’economia hanno su questa deriva ambientale, sugli effetti positivi che una nuova giustizia economica potrebbe portare all’ambiente, sul come l’Essere Umano con la sua cultura razionale e con la sua spiritualità possa intervenire su scelte che cadono su di esso sempre dall’alto, sulle correlazioni tra l’esigenza di pace e reciprocità tra Popoli e rispetto verso la Terra, intesa come parte del Creato.


Messaggio ispiratore di ogni intervento sarà l’enciclica “LAUDATO SI’” di Papa Francesco, attraverso la quale diverse scuole di pensiero potranno mettere a fuoco convergenze e distanze ancora da colmare.


Il Movimento No Tav, attraverso le sue aree di lavoro specifiche che hanno data corso a questa iniziativa, si identifica come portatore di queste tematiche sin dalle proprie origini.
La storica opposizione ad una linea ferroviaria ad alta velocità tra Torino e Lione ha visto coagulare tra loro esigenze fondamentali quali la tutela ambientale sul territorio, la legittima voce delle comunità coinvolte, la dignità e rispetto delle persone, calpestate con pesanti restrizioni di prerogative costituzionali, il rifiuto di modelli di sviluppo devastanti, la negazione dell’utilità di grandi opere infrastrutturali quando più fini a se stesse che a obiettivi di pubblica utilità, il rifiuto di politiche che in una perdurante stagnazione economica continuano a proporre modelli di crescita infinita, tanto improbabili quanto tangibilmente inefficaci.


Il NO alla più inutile, costosa ed obsoleta delle grandi opere è stato strumento per aprire gli occhi e guardare oltre, strumento che dalla Valle di Susa, ormai da decenni, si è condiviso ovunque, con movimenti di cittadini in Italia e in Europa.


L’orizzonte di osservazione che l’enciclica ha perfettamente individuato e trasmesso a milioni di persone è risultato in piena sintonia con la coraggiosa replica che sin dal 2006 il Movimento No Tav dovette opporre alla sprezzante definizione “nimby”, acronimo inglese di “Non nel mio cortile”.


La Valle di Susa si proclamò in diritto di difendere questo cortile-giardino-casa comune, rivendicandone un’ampiezza che riguardava tutti.
Non nel Nostro cortile perché è così grande che appartiene a tutti
ed è dovere di tutti custodirlo.


L’evento rappresenta una tappa del ciclo culturale di incontri denominato "Grande Cortile" ed è promosso dai gruppi: Cattolici per la vita della Valle, Presidio Europa e Controsservatorio Valsusa del Movimento No Tav; la città di Assisi ne accorda il Patrocinio.
















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articolo sul settimanale diocesano di Susa,  "La Valsusa" del 28 marzo 2019



giovedì 22 novembre 2018



Risposta all'articolo del "La Voce e il Tempo"  6 novembre 2018


Gentile Direttore,
le scriviamo dalla Valle di Susa, siamo un gruppo di donne e uomini impegnati a vario titolo in diverse parrocchie della diocesi e da alcuni anni seguiamo l'evolversi del progetto Torino-Lione riunendoci nel Gruppo Cattolici per la Vita della Valle.
Vorremmo condividere con lei e i lettori del giornale diocesano alcune riflessioni e considerazioni che abbiamo sviluppato su questo tema, alla luce della dottrina sociale della Chiesa e della Parola di Dio che interpella i credenti sulle situazioni concrete della vita.
Riteniamo che l'espressione usata nel Vangelo di Matteo 16,3 “Leggere i segni dei tempi”, e circolata con convinzione negli anni postconciliari, sia un compito sempre attuale e particolarmente incalzante nella nostra epoca. Epoca che il chimico premio Nobel Paul J. Crutzen ha definito “Antropocene” per indicare l'impatto senza precedenti dell'azione umana sull'ambiente terrestre. La definizione è largamente condivisa dagli scienziati più avveduti e anche il Magistero della Chiesa ci offre molti spunti al riguardo, ne citiamo un paio:
L'antropocentrismo moderno, paradossalmente, ha finito per collocare la ragione tecnica al di sopra della realtà, perchè questo essere umano non sente più la natura né come norma valida, né come vivente rifugio...La mancanza di preoccupazione per misurare i danni alla natura e l'impatto ambientale delle decisioni è solo il riflesso evidente di un disinteresse a riconoscere il messaggio che la natura porta inscritto nelle sue stesse strutture”, 115-117 Laudato Si', Papa Francesco.


Invece di svolgere il suo ruolo di collaboratore di Dio nell'opera della creazione, l'uomo si sostituisce a Dio e così finisce col provocare la ribellione della natura”, 37 Centesimus annus, Papa Giovanni Paolo II.


Il processo di antropizzazione della Terra (la deforestazione, l'urbanizzazione incontrollata, l'estrattivismo, la cementificazione del territorio, l'invasione dei rifiuti....) esercita un'alterazione sempre maggiore degli ecosistemi dando origine a fenomeni preoccupanti quali il riscaldamento del clima, lo scioglimento dei ghiacciai, la desertificazione...


Il filosofo e teologo cattolico Raimon Panikkar utilizzava il termine “Ecosofia” per indicare la saggezza di chi sa “ascoltare la Terra” e agire di conseguenza; per lui la crisi ecologica attuale è questione di vita o di morte per l'umanità e ciò la rende un fenomeno religioso.


Le Chiese cristiane si mobilitano per sensibilizzare i fedeli sulla necessità di riflettere, pregare e promuovere iniziative per la salvaguardia dell'ambiente. Nel 1989 il patriarca ecumenico di Costantinopoli Dimitrios I proclamò il 1° settembre “Giornata mondiale di preghiera per la creazione”, nel 2001 aderirono all'iniziativa le principali chiese cristiane europee, con papa Francesco nel 2015 vi aderì anche la Chiesa Cattolica. Ora i cristiani di tutto il mondo sono invitati alla “Preghiera per la creazione” nel periodo liturgico che va dal 1° settembre al 4 ottobre.


Il movimento No Tav, composito nelle sue espressioni culturali, non contrasta solo il progetto, ma si riconosce come coscienza critica dell'attuale modello di sviluppo che pervicacemente mette il pianeta alle corde, mentre “non c'è sviluppo in un popolo che volta le spalle alla terra” (Papa Francesco tra i Mapuche, Cile 17 gennaio 2018).


Si potrebbe dire che la valle di Susa si distingue per mettere a confronto due opzioni esistenziali: quella del culto economico della “crescita infinita”, di cui “Grandi Opere” sono paradigma; e quella di un approccio filosofico in cui l'uomo vuole uscire dalla condanna di una visione esclusivamente economica della vita e comprenda che la Terra nel suo insieme è un organo vivente che ha bisogno di cura e attenzione.


Con l'opposizione alla Torino-Lione la valle è stata inserita tra i teatri dei 2931 conflitti ambientali del pianeta censiti nel 2016 (con il contributo dell'Unione Europea attraverso l'European Research Council) dal sito http://www.ejolt.org/


Le lotte ambientali sono ormai di dimensione planetaria e mobilitano una moltitudine di persone. In alcuni Paesi l'epilogo raggiunge esiti drammatici: l'O.N.G. Global Witness il 2 febbraio di quest'anno ha dato notizia che nel 2017 sono stati assassinati 217 attivisti/e, a livello mondiale, per essersi opposti a governi e aziende predatori delle loro terre. Le motivazioni che le innescano, seppure con intensità differenti, sono ovunque molto simili: progetti calati dall'alto con seguito di cantieri invasivi e devastanti, imposizioni senza serio contraddittorio, indifferenza verso le istanze delle Amministrazioni locali, controllo militare della vita quotidiana sul territorio, forti limitazioni e restringimenti delle libertà personali dei residenti, iniziative giudiziarie nei confronti dei soggetti più rappresentativi tra gli oppositori.


Il progetto Torino-Lione ricalca puntualmente le stesse dinamiche; un osservatore inesperto potrebbe scambiare il cantiere di Chiomonte, insediato nel 2011 per la perforazione di un tunnel geognostico, per una base militare.


Abbiamo seguito con attenzione l'evoluzione del progetto Torino-Lione e abbiamo maturato la convinzione che non è un progetto credibile né lungimirante, ma anzi fazioso (al contrario di quello di Cavour). I promotori, per sostenerlo, si sono sempre avvalsi di una spregiudicata campagna propagandistica che si affida anche a sensazionali quanto ingiustificati allarmismi; facciamo un solo esempio tra i tanti possibili: La Stampa di Torino il 15 ottobre 1991 annunciava “L'attuale linea Torino-Lione è quasi satura – TAV subito o sarà tardi”.


Una breve ricostruzione storica dimostra quanta commedia surreale, per non dire ipocrisia, è stata utilizzata per convincere gli abitanti e l'opinione pubblica. L’accordo firmato a Torino il 29 gennaio 2001 (Amato - Chirac), e tuttora valido, stabiliva all’art. 1 che la condizione fondamentale e vincolante fosse “l’entrata in servizio avvenga alla saturazione delle opere esistenti”. Forse è proprio per questo motivo che per vent'anni i promotori hanno insistito con i pretestuosi oracoli della saturazione (che non è mai arrivata). In gennaio 2018 l’Osservatorio Tecnico presieduto da P. Foietta pubblica un documento, istituito presso la Presidenza del Consiglio, in cui afferma che “molte previsioni fatte 10 anni fa...anche appoggiandosi a previsioni ufficiali dell’Unione Europea, sono state smentite dai fatti”. Le conclusioni del documento sono sorprendenti: “la sostanza è stata ampiamente dibattuta anni fa e quindi non ha senso tornare su argomenti già discussi su cui si è giunti ad una conclusione”. Quindi dopo aver ammesso che le previsioni erano sbagliate (e diffuse a mezzo mondo), invece di rimediarvi arrestandolo, l'Osservatorio rilancia il progetto!


Il progetto Torino-Lione, in perenne ricerca di giustificazioni: lo vuole l'Europa, porta lavoro, è strategico, ... passato con disinvoltura dal TAV (passeggeri) al TAC (merci), è rimasto l'ultimo segmento che si tenta di fare sopravvivere al dissolvimento del famoso corridoio Lisbona-Kiev.


Il timore che ora il progetto possa essere veramente accantonato provoca reazioni incontrollate: minacciose penali, terribili stime di crescita zero per l'Italia, o addirittura “con lo sfacelo che sta vivendo l'oftalmologia torinese, sono sempre di più i disabili visivi che si recano presso l'ottimo ospedale di Lione, gli ipovedenti dicono si alla Tav” (TorinOggi.it 02-11-2018)...come se non fosse più ragionevole intervenire piuttosto sulle carenti strutture sanitarie della città.


A partire dal 1996 ci sono state almeno 60 manifestazioni di contrarietà all'opera, in valle e fuori. La forza del movimento No Tav risiede nella coscienza di impegnarsi per una causa comune e smascherare quegli inganni che si nascondono dietro le “grandi opere” inutili, imposte con l'uso della forza e inclini alla presunzione di assumere il controllo sulla natura.


Fraterni saluti


Paolo Anselmo (Bruzolo), Laura Favro Bertrando (Sant'Antonino), Rosanna Bonaudo (Caprie), Elisa Borgesa (Chiusa San Michele), Eugenio Cantore (Sant'Ambrogio), Maria Grazia Cabigiosu, Donatella Giunti, Mira Mondo (Condove), Roberto Perdoncin (Susa), Giorgio Perino (Bussoleno), Gabriella Tittonel (Villar Dora)


martedì 7 novembre 2017

martedì 21 novembre, ore 21,00
presso la biblioteca di Condove in Via Roma
fra' Beppe Giunti dialoga con il prof. Duccio Demetrio sul tema
"LA RELIGIOSITA' DELLA TERRA"

 

 

 


LA RELIGIOSITA’ DELLA TERRA

Riflessione sulla serata de “ il Grande Cortile” 2017/18 del 21 novembre a Condove
Duccio Demetrio ha scritto che la religiosità della terra è un modo di sentire umano tra i più immediati ed istintivi e che, di fronte alla natura, sia i credenti che i non credenti non possono che provare identiche emozioni.
Questa affermazione tocca le corde sensibili dei no tav e intriga quanti si dichiarano credenti. Il Gruppo Cattolici per la Vita della Valle ha ritenuto utile proporla come riflessione al pubblico del Grande Cortile e ha invitato Demetrio a parlarne insieme a Beppe Giunti, frate francescano.
La serata ha mantenuto il titolo del libro, “La religiosità della terra” e ha avuto luogo lo scorso 21 novembre 2017 nella biblioteca di Condove.
Il pubblico, evidentemente attratto da un tema che incuriosisce e affascina, ha gremito la sala.
Padre Beppe Giunti, no tav della prima ora e docente alla Pontificia Università di S.Bonaventura di Roma, esordisce ricordando che, pochi giorni addietro, estesi incendi hanno fatto piangere la terra di Val Susa e tutti hanno sentito il suo urlo in quella settimana di fuoco.
Duccio Demetrio, che partecipa per la prima volta ad un incontro del grande Cortile, si presenta dichiarandosi onorato di essere in valle di Susa, di avere seguito le vicende del movimento no tav e di essere caro a questa valle perchè da cinque anni frequenta la Scuola di Educazione Narrativa da lui fondata con don Ciotti alla Certosa della Mortera. In precedenza ha insegnato filosofia dell'educazione all'Università di Milano Bicocca.
Si definisce un non credente, “non mi definisco miscredente o ateo”, un perplesso secondo i parametri del teologo Vito Mancuso, che però è “abitato da sempre da un'attrazione per tutto ciò che riguarda la natura e in modo particolare la terra”.
Il primo intervento lo fa alzandosi in piedi e inzia ricordandoci l'importanza della memoria.
Con Saverio Tutino (per coincidenza di eventi scopriamo che è stato uno dei primi ospiti del Valsusa Filmfest), fondò nel 1998 la Libera Università dell'autobiografia di Anghiari: “attraverso la scrittura autobiografica, un ricordo diventa racconto da ritrasmettere”. Ci dice che se avesse rigettato la memoria ora sarebbe più povero di spiritualità, “perchè noi non credenti azzardiamo questa sorta di provocazione: accettare che ci sia qualcosa che ci oltrepassa che, né la scienza, nè altre strategie di conoscenza, potrà svelare, aiutandoci a riconoscere gli enigmi per i quali siamo sulla terra e c'è la vita”. Tale passione è nata in lui quand'era bambino: aveva quattro anni quando suo padre, con un piattino di bambagia umida e di lenticchie, gli fa sperimentare il senso dell'attesa che si trasforma in qualcosa di straordinario. “Quale forza, quale energia in quei semi che avevano rotto la crosta. Ero un piccolo pagano!”
Lui chiama religiosità della terra quello che i teologi chiamano religiosità naturale, che si determina dentro ciascuno di noi in prima battuta attraverso non la via della ragione ma del sentimento: “Io vivo ancora adesso degli stati di grazia, di sospensione del giudizio, «esercizi di ammirazione» secondo Edith Stein, oppure, come diceva Adriana Zarri «la mia messa inzia la mattina quando vado nell'orto»”. Secondo Demetrio questo legame travalica il rapporto con la bellezza e i paesaggi, è legame alla vita: “Ci sono possibilità continue di rigenerazione del proprio sentimento di essere al mondo e quando questo sentimento incomincia ad afflosciarsi inizia la distrazione, la noncuranza e l'egoismo di cui parla spesso il papa nell'enciclica, ciò che accade alla terra accade e accadrà a tutti noi”.
Giunti è un appassionato della Laudato Sì' e, a suo parere, l'enciclica non è ancora enciclica, cioè circolare (come fosse un'email) perchè non è stata ancora recepita da tutti i destinatari. Dice che la Laudato Sì' è rivoluzionaria per i contenuti e perchè è stata redatta con i contributi di vari esperti e pensatori. Purtroppo anche in molti ambienti cattolici è stata ridotta a poesiola per bambini, quando invece papa Bergoglio offre con essa uno spunto olistico, che significa del tutto, universale, complessivo, che unisce la crisi ambientale a quella umana-antropologica. “Un elemento di novità è che il papa chiama la Terra sorella e le attribuisce voce: questa sorella protesta per il male che le provochiamo con l'uso irresponsabile che ne facciamo. Fra i poveri più maltrattati e abbandonati c'è anche lei, la nostra terra che soffre”.
Il libro di Demetrio è un saggio autobiografico e vi è una consonanza inimmaginabile alla Laudato Sì'. Il sottotitolo è: una fede civile per la cura del mondo. Fede civile, spiega l'autore, significa auspicare un'alleanza tra il credente e il non credente dinanzi alla sorella terra che urla e che geme.
Il libro attraversa il rapporto con la vitalità dell'esistenza e del divenire del trascorrere del tempo. Dice Demetrio: “L'accorgersi che appartieni all'umanità e non sei solo tu, per me questo è motivo di sentimento religioso... ma non solo...c'è un'esigenza di riconciliazione con la terra e di riconoscenza nei confronti della terra”.
Giunti riprende su un elemento dell'anima francescana che - scritto minuscolo e pronunciato sottovoce - parte da una lettura di fede: “ogni ente, soggetto, che sia sorella acqua o fratello vento, è un'esperienza unitaria di una fonte dove nessuno è estraneo e diverso, ma è in unità; non è solo stato d'animo, perchè siamo fatti tutti della stessa terra, per Francesco veniamo tutti dallo stesso Padre.”
Francesco non dava ordini, ma ai suoi fratelli e sorelle lasciava delle disposizioni. Al frate ortolano raccomandava di lasciare una porzione di terra incolta in modo che i fiori e le piante spontanee potessero svilupparsi ed emanare i loro profumi, se occorreva la legna per riscaldarsi e cucinare chiedeva di non tagliare tutti gli alberi, ma di lasciare un pollone. La fede di Francesco non è nata sui libri ma dall'esperienza, compresa quella del carcere.
Ancora Giunti: “Ogni cosiddetta creatura non è disabitata dal Creatore, è orma, segno, parola, presenza e questo non è paganesimo, con tutto il rispetto del paganesimo che non è una brutta parola, ma mistica!”
Anche per Demetrio la terra e il cielo sono un unico corpo.
“La terra è unica ma è fatta anche di cielo, c'è una continua interazione, come anima e corpo, occorre riacquistare il senso del tutto, della costante corrispondenza; non c'è mai una cosa, una parola, un sentimento che non rinvii a qualcos'altro, non c'è nessuna unicità assoluta, tutto è in connessione. Che poi rimanda al senso dell'ospitalità”.
Nella scrittura autobiografica chi scrive scrive di sé, ma anche degli altri, in forma corale, di storia collettiva della comunità sociale e famigliare, vivendo momenti di meditazione che occorrono per entrare in una religiosità credente o in una religiosità che tace sulle spiegazioni ultime, ma che comunque è mossa da un identico coinvolgimento relativamente al mistero dell'esistente.
In filosofia, l'ontologia mette al primo posto l'esserci sempre-con, “non siamo mai assolutamente isolati, la solitudine la possiamo cercare come fonte di raccoglimento e di preghiera”.
Giunti evidenzia due parole che compaiono al paragrafo 59 della Laudato Sì': spensierata irresponsabilità, “che è un insieme di atteggiamenti, pratiche, battute, di non progetti politici, di non investimenti economici, di non programmi educativi, di velocità”. Dall'enciclica: «La spensierata irresponsabilità è un comportamento evasivo che serve per mantenere gli stili di vita consolidati e per alimentare i vizi autodistruttivi cercando di non vederli e rimandando le decisioni importanti, facendo come se nulla fosse».
Giunti domanda a Demetrio: “Come possiamo far circolare pensieri responsabili e recuperare la parola responsabilità? Il mio essere tutt'uno con i fratelli e le creature, la mia correlazione con tutto, come può diventare corresponsabilità?”
Risponde l'autore del libro che la parola responsabilità è cruciale e, come richiamata dall'enciclica, significa rispondere a se stessi, agli altri, alla terra. Demetrio, come ricercatore in campo educativo, si affida all'ausilio della scrittura: “...perchè questa sedimenta, è potente, è forma di consolidamento della memoria per ulteriori analisi. Ecco lo scrivere in chiave eco-narrativa: la natura ha i suoi codici ma non sa raccontarsi, siamo noi a darle voce e se non la raccontiamo questa è un'ulteriore irresponsabilità perchè abdichiamo all'importanza del linguaggio”. Auspica che divenga racconto l'emozione che proveranno i ragazzi quando saranno accompagnati a camminare nei luoghi dell'incendio. “Ogni battaglia sociale e civile si vince attraverso il linguaggio, il potere del linguaggio, ho fiducia nel potere della parola, parola che sa riconquistare il silenzio (per questo Accademia del silenzio); quando la stessa parola diventa vacua, vuota è necessario ritrovare il gusto della parola, riscoprire quali sono le parole essenziali della nostra vita tra le quali la parola terra.”
Nella Bibbia, si domanda Giunti, emerge una presunta superiorità dell'uomo nei confronti delle altre creature, ma è corretta questa interpretazione? Gli studiosi di ebraico gli rispondono che il termine custodire è lo stesso verbo che indica il ruolo delle sentinelle del Tempio di Gerusalemme. Esse sono custodi, cioè responsabili del luogo unico dove abita Jahvè. “Se si comprende a fondo questo ruolo forse nasce il senso della responsabilità e quali cascate di conseguenze vengono in successione! ...Mi tolgo le scarpe, cammino scalzo... Chi si ritiene alla finestra del mondo cristiano e cattolico deve scegliare, è necessario superare la distanza mentale e il ritardo colpevole”.
Giunti nota che a pagina 23 del libro di Demetrio compare l'espressione La cura della casa comune; la stessa espressione la ritroviamo due anni dopo nell'enciclica Laudato Sì'. Forse il papa ha letto il libro di Demetrio?
“La cura della casa comune non è uno slogan, è ecologia, ambientalismo, politica, rivoluzione, Vangelo”.
A questo punto Demetrio legge alcune righe del paragrafo 217 dell'enciclica: «Se i deserti esteriori si moltiplicano nel mondo, perchè i deserti interiori sono diventati così ampi, la crisi ecologica è un appello a una profonda conversione interiore. Tuttavia dobbiamo anche riconoscere che alcuni cristiani impegnati e dediti alla preghiera col pretesto del realismo e della pragmaticità spesso si fanno beffe delle preoccupazioni per l'ambiente, altri sono passivi; manca loro dunque una conversione ecologica... proporre una sana relazione col creato come una dimensione della conversione integrale della persona».
Demetrio nel suo libro dedica l'ultimo capitolo a questo argomento e pone l'interiorità come metafora di una terra incognita. Il dissodare la terra, rastrellarla, sono «gesti antichi, manuali, pazienti, ripetuti che ci parlano di quanto dovremmo fare rispetto a noi stessi per migliorare non in profitto e produzione, per crescere non soltanto in modo sostenibile, ma per aggiungere alla nostra sensibilità per la bellezza e alla fatica di rendere la terra migliore, un'attività rivolta a ciò che di noi non vediamo».
Ringraziamo gli ospiti per le parole profonde che ci hanno regalato.
Il movimento no tav, composto da credenti e non credenti che sentono la stessa sofferenza per la terra aggredita, da sempre si fa voce della terra che non ha voce.
Eugenio Cantore

 

lunedì 28 agosto 2017

Solo in Val di Susa gli anarchici accanto ai cattolici...!

Stranezze del Festival dell'Alta Felicità

 

 

 

Solo in Val di Susa gli anarchici accanto ai cattolici...!



P.S.
Grazie a Wu Ming per l'idea (non riesco a condividere il tweet...)



lunedì 17 luglio 2017

la comunità LePiagge viene a trovare i NoTav, organizzato dai Cattolici per la Vita della Valle


Ci siamo,
oggi arriva a Venaus il gruppo della comunità delle Piagge che aveva chiesto a noi, del Gruppo Cattolici per la Vita della Valle, di venire e soggiornare in valle qualche giorno per poter incontrare e conoscere il movimento Notav.

Abbiamo stilato il programma (è possibile che ci siano variazioni per integrarlo con il programma del campeggio).
La partecipazione è aperta a chiunque voglia aggregarsi anche per una sola iniziativa (es. incontro a Borgone o escursione al Rocciamelone..)
In particolare segnaliamo la "Marcia dei disobbedienti creativi" programmata per giovedì 20 luglio.
E' un'iniziativa alla quale ci teniamo molto perchè offrirà molti spunti di riflessione;

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Una comunità di Firenze e il prete Don Alessandro Santoro vengono in valle a sostenere la lotta del popolo No Tav contro questo idolo prepotente della crescita e dello svilupo insensato e chiede a tutti quelli che appartengono all'unica razza possibile, quella umana, di vivere questa marcia di disobbedienti creativi ....e a tuti quelli che sono appassionati di Gesù e della sua vita "sovversiva", e quindi che si sentono cristiani, di sentire la resistenza e la lotta un dovere di fedeltà al Gesù del Vangelo e al Dio di Gesù.