venerdì 24 maggio 2019

Ama la terra come te stesso - Assisi - trascrizione dell'intervento di Enrico Gagliano (non rivista dall'autore)

Abbiamo tre interventi, il primo è quello Enrico, che è venuto da Giulianova. 



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E con molto piacere che sono qui, essendoci incrociati con No Tav in diverse tappe di un percorso che ci ha portato poi il 23 marzo a manifestare per il clima e contro le grandi opere a roma. E nel mentre che siamo qui, nell'aula 1 della facoltà della Sapienza, c'è in qualche modo un gruppo non allargato di attivisti che ragionano su cosa fare dopo, cioè perché nessuno immaginava, e ha mai pensato, che la manifestazione di Roma, che è avvenuta dopo quella del 15 di Friday for future, fosse un punto d'arrivo: ma neanche un punto di partenza: un punto di transito, ma come tutte le fasi anche questo momento così bello - uso proprio parola non a caso, oggi, qui.

Intanto ringrazio gli organizzatori per questa opportunità che ci viene data, per questo incontro tra noi, che spero possa portare a future iniziative. Non vi nascondo che ero venuto qui avendo buttato giù una scaletta di temi condivisi all'interno del coordinamento, che è una associazione che esiste dal 2013, e che si è fatto, come dire, promotore prima dei referendum (sei quesiti referenziali, e poi diventato uno soltanto sulle trivelle) però, l'intervento di chi mi ha preceduto, che ho trovato assolutamente toccante, perché andava probabilmente al cuore della questione di noi essere umani, senza utilizzare generi, in qualche modo mi induce a mantenere quella scaletta ma a rivisitarla, perché il titolo dell'intervento che mi ero in qualche modo segnato, sempre complicatissimo (che in realtà non lo è; appartiene più alle vostre corde che alle mie, di laico credente un po' raffreddato, con molti dubbi) è il necessario passaggio di una conversione sul piano spirituale, individuale, etico eccetera eccetera, a quella che viene definita (se ne parlava prima) una conversione del sistema economico, conversione ecologica, presuppone appunto che si faccia una scelta radicale, innanzitutto sul piano delle scelte individuali, ma ancora più di ciò che sta a monte delle scelte; è quindi chiaro che occorra una svolta radicale, che può venirci soltanto da quel senso di fiducia, di grazia, di positività che come persone che vivono e animano questo mondo abbiamo evidentemente smarrito.
Quindi se devo indicare probabilmente una causa, rifacendomi a chi mi ha preceduto, probabilmente il nervo scoperto è proprio lì, e se non agiamo su quel piano sarà difficile che possiamo attuare un cambiamento sul piano dei comportamenti individuali, nelle pratiche. O meglio, possiamo anche sperimentarle ma dureranno per il breve volgere di un anno, dopo di che scompariranno; non sedimenteranno, quindi non daranno nulla, non ci daranno nulla in termini di risultati permanenti e duraturi, nè tanto meno saremo in grado di fare l'altro salto.

Io ipotizzavo insieme agli amici, compagni del coordinamento, che un primo passo fosse questo, sul piano individuale (io mi spingo a dire appunto anche sul piano spirituale): abbiamo bisogno di liberarci da una schiavitù, che è la schiavitù delle cose, che è una schiavitù che ha colonizzato il nostro immaginario, dovremmo partire proprio da lì (è il primo passo),

Per poi passare all'altro passo, che forse è ancora più impegnativo, che ci induce di andare al di là della dimensione dell'io, che è quello degli altri, che è quello di accettare il confronto con gli altri, di riconoscere le differenze, di saperle valorizzare, di capire che noi ci definiamo soltanto in relazione a qualcun altro, e questo è invece a quanto pare è la moda oggi per altro è tutt'altro, è quello di voler ridurre l'altro, o addirittura annientarle, a farne qualcosa a nostra immagine e somiglianza; anzi annientarlo proprio. A non riconoscere dignità all'altro. Questo significa anche essere disposti a incontrare gli altri, andare incontro alla vita, un percorso di crescita interiore, ad aprirci ed entrare in relazione con gli altri. Questo passaggio dall'io al noi (parlo anche della realtà di movimento, non ho difficoltà a farlo, perché poi si sconta che sul piano del dialogo fra le diverse realtà e associazioni, oltre che sul piano interpersonale, noi questo salto ancora non l'abbiamo fatto, stiamo cercando di farlo, di darci una forma intanto di relazione, poi vedremo se sarà una forma organizzata o meno - questa è la grande scommessa che ci attende per il futuro) Dobbiamo in buona sostanza uscire da quello che oggi è questa sorta di arroccamento che ciascuno ha in una dimensione assolutamente privata, che sembra essere, che si cela di un vestito che è fatto di arroganza, di violenza, di supponenza, di saccenza, e che è in realtà sintomo di debolezza, di egoismo, che è motivo d'ansia e depressione, paura e pessimismo, su cui poi qualcuno soffia sopra per cavalcare le paure, mentre noi avremmo bisogno esattamente del contrario, di riscoprire quel senso di fiducia di positività che la vita ci offre, perché nessuno di noi ha il diritto di essere felici, però la vita in sè è qualcosa che merita di essere vissuto.

Terzo passo. Una volta che ci siamo incontrati con l'altro e abbiamo riconosciuto che forse per noi è motivo di definizione di quello che noi siamo, e che forse qualcosa assieme possiamo fare, condividendole, è quello di trovare un metodo per stare tutti assieme. E da questo punto di vista, anche qui, credo che ci sia un ritardo, ci sia molto da fare, perché senza metodi (mi rifaccio a quelle che possono essere determinate pratiche all'interno del nostro movimento) si rischia di disincentivare la partecipazione, perché ciascuno di noi ha necessità di sentirsi protagonista di un percorso che ci riguarda tutti, e c'è necessità che questo percorso veda la maturazione di tutti, non dico in eguale misura, che tutti quanti convergiamo verso lo stesso obiettivo. Ciascuno di noi è esperto in tutto - cioè noi siamo esperti NO TRIV, qualcun altro in mobilità, qualcun altro in materia d'energia, inceneritori, di lavoro, economia, e chi più ne ha più ne metta - ma un percorso collettivo ancora lo dobbiamo elaborare, e questa è sicuramente la sfida più impegnativa che ci attende. Purtroppo non abbiamo molto tempo. Mentre un tempo si poteva parlare di lavori di semina, di coltivare le coscienze, di informare, di divulgare... bene, tutte cose assolutamente utili, ma non abbiamo una prospettiva di medio periodo, questo ce lo ha detto il PANEL dell'ONU, ce lo dicono gli scienziati, la comunità internazionale... abbiamo 10 anni, probabilmente, per evitare quella che ormai è, a detta di tutti (99% degli scienziati), una possibile catastrofe. E di uno stress climatico nel quale le specie viventi non sono abituate. Oggi resistiamo a concentrazioni di CO2 in atmosfera pari a quelle in cui c'erano i dinosauri, ma noi i dinosauri non li abbiamo mai incontrati. Quindi non abbiamo molto tempo, e dobbiamo necessariamente agire; dobbiamo farlo su una scala locale, e dobbiamo farlo su una cala globale. Perché noi possiamo anche vincere una singola vertenza, possiamo anche vincere una singola battaglia, con molta difficoltà; avremo sicuramente poi enormi difficoltà a conservare quel risultato (noi che ci siamo occupati del referendum su trivelle, per esempio laddove dove siamo riusciti con dovute pressioni sul governo Renzi a reintrodurre un istituto importante, che è quello dell'intesa Stato-Regioni in senso forte, poi ci siamo accorti 8/9 mesi dopo che alla chetichella in qualche modo quella che era stata una norma inserita nella finanziaria 2015 era di colpo sparita, infilata con un comma all'interna di un disegno di riforma più ampio e riguardava la semplificazioni e l'abolizione del corpo forestale dello stato eccetera eccetera). Ma se anche noi dovessimo riuscire a raggiungere un risultato (e mi auguro che con TAV, ISMET e con altre grandi opere impattanti questo si raggiunga) noi abbiamo un grosso problema che va al di là, è ovvio, dei nostri confini nazionali: abbiamo la dimensione transnazionale di questi temi. Lo stress climatico comunque è qualcosa che va ad avere un impatto globale e che va soprattutto a ampliare quello che è la forbice esistente tra i tanti Nord e i tanti Sud di questo mondo.
Non possiamo egoisticamente pensare di risolvere le cose riversando esternalità negative, e quindi tutti i costi in termini umani, di vite, sociali, economici, ambientali, su comunità che sono più deboli. Noi siamo debitori fortemente nei confronti dei paesi che versano in questo momento in situazioni di grande difficoltà, e dobbiamo fare anche un altro tipo di sforzo, che tende in qualche modo a colmare questi divari, ma che tende anche a ricostruire quel patto fra le generazioni che è saltato: un tempo per la cultura contadina voleva che se il contadino avesse piantato un albero oggi, lo avrebbe fatto per il nipote o per il figlio. Questo tipo di approccio (che è un po' un approccio alla vita) è saltato completamente. Sarà anche che forse nei paesi occidentali più industrializzati si è alzata enormemente l'età media per cui normalmente società di questo tipo improntano politiche più improntata alla conservazione che a scelte su lungo periodo, che abbiano anche rispetto per i diritti delle generazioni future. Sarà anche così, però, ecco, questo determina il tema della preservazione dei diritti di chi già oggi e su questo pianeta (parlo dei più giovani) è un tema ampiamente sottovalutato.

I ragazzi del 15 marzo questo l'hanno capito. L'avranno capito anche in modo epidermico, il loro grado di elaborazione sarà forse ancora allo stato embrionale, probabilmente quest'onda arriva come riflesso di una maturazione che si è compiuta più nel nord Europa che nel nostro paese, ma i giovani del 15 marzo, ragazze e ragazzi, hanno dimostrato intanto di aver preso coscienza di un problema che abbiamo oggi che non è nel futuro, e quegli stessi ragazzi il 23 erano accanto agli adulti per manifestare per il clima, e quindi per un cambio, come si suol dire, di paradigma, per un sistema che oggi è violento e devastante.


 Salto tutta una serie di altre considerazioni e vengo al dunque, perché noi siamo arrivati (parlo di NO TRIV) con una grande aspettativa rispetto all'incontro di oggi (con questo non intendo, come dire, mettere un carico di ansia -abbiamo provato ansia sinora), però questo è un luogo molto speciale, essendo questa la terra di Francesco, è molto particolare... noi chiediamo ("chiedete e vi sarà dato", noi ci proviamo) a tutte le Chiese qui presenti e non presenti, quello di accompagnare questo percorso che i movimenti stanno cercando di fare, e di accompagnarlo lungo i territori che in questi anni hanno in Italia particolarmente patito gli effetti di questo modello, di questo sistema economico, mettendo a rischio, e facendo precipitare nel caos intere aree del paese; parto da sud per citare Gela poi mi sposto più a Nord e arrivo a Crotone, poi andiamo un po' più a Nord e arriviamo in Puglia, e via via andando verso nord lungo lo stivale troveremo crisi, dove la crisi sociale e ambientale si accompagnano, anzi abbiamo sentito prima che sono praticamente la stessa cosa, sebbene diciamo la seconda sia ricompresa nell'ottica della prima. Vuole essere questa una sorta di restituzione morale per i danni, per le violenze subite da quei territori, che hanno pagato un forte tributo in termini di vita, e continuano a pagarlo giorno per giorno (non sto qui a citare i vari casi perché sono abbastanza noti) e pensare a un tour (chiamiamolo tour che fa pensare più ad un giro turistico, pensate invece ad una carovana) in queste aree e e eventualmente concludersi qui fra un anno per fare il bilancio di questa esperienza fatta insieme, di conoscenza delle singole realtà territoriali.

Proprio qui ad Assisi, perché Assisi è un luogo speciale, perché qui si svolge la marcia per la pace, perché questa è la terra di Francesco, perché qui i vari credo religiosi, laici, credenti e non credenti, si sentono accolti, come ha detto il sindaco.
Su un piano più transnazionale, planetario, noi immaginiamo -- stiamo gettando proprio il cuore oltre l'ostacolo -- proprio perché la sfida ci viene da un sistema che non conosce confini, cioè, i confini esistono solo per i migranti ma non esistono per gli idrocarburi, non esistono per i capitali... esistono per i diritti, non esistono per altro. Pensiamo che in qualche modo un'azione congiunta su base transnazionale in qualche modo vada tentata, per cui se pensiamo di dare dobbiamo pensare al mondo intero.
Allora, è possibile, partendo da qualcosa che già esiste, creare comunque una comune base conoscitiva? Ne parlavo a Roma con Eugenio, non ero a conoscenza che esiste una sorta di mappatura dei conflitti sociali e ambientali esistenti nelle varie aree del mondo. Non credo siano tutti censiti quei conflitti, però avere una comune base informativa, su cui tutti possiamo confrontarci, potrebbe essere importante; sapere le aree di maggiore criticità. È possibile darci tutto il tempo necessario che le varie realtà qui presenti, anche non presenti, del mondo cattolico ma non solo cattolico, possano pensare ad un osservatorio, a un blog, uno strumento di comunicazione che sia però efficace, che si possa creare una rete mondiale solidale per la giustizia climatica e per la riconversione ecologica? Forse è chiedere troppo, me ne rendo conto, ma se non lo facciamo qui, ad Assisi, immagino che non avremo il modo di poterlo fare in nessun altro posto del mondo, probabilmente.

Mi fermo semplicemente qui, anche perché mi sembra superfluo dire altro che non sia già stato detto o che comunque ho ritrovato in quello che avevo scritto. Quindi bellissimo questo momento di incontro, di riscoperta, di grande empatia, l'aver scoperto che abbiamo molte cose in comune... da parte nostra è un invito a venir fuori con qualcosa che può essere questo tour italiano (che va preparato ovviamente; nessuno vuole dire come sarà articolato, gli aspetti organizzativi), e poi su scala più ampia, se possibile appunto usare quello strumento che già esiste, mappare i conflitti ambientali se possibile fra le varie Chiese e le nostre associazioni di volontariato, poter fare delle azioni comuni, perché abbiamo bisogno di esercitare una pressione comune sui potenti della terra. Noi possiamo, ripeto, pensare a livello nazionale di poter eventualmente incardinare le politiche nazionali, rispetto al raggiungimento del target - per esempio - climatici, per quanto blandi, presenti in COP21 piuttosto che nella Road map dell'unione europea. Però è chiaro che se vengono ratificati e approvati dei trattati commerciali di libero scambio, in cui quei target vengono di fatto sconfessati, cioè non esistono, per cui deve prevalere la logica del libero scambio su tutto il resto, sulle persone, e su rispetto della vita sul pianeta, è ovvio che noi delle singole battaglie nazionali non ci faremo più niente, perché attraverso i sistemi degli arbitrati nazionali tutto ciò che avremo costruito nel frattempo sarà smantellato, quindi proprio in virtù di questo io chiedo che avremmo necessità di una rete di protezione solidale per la giustizia climatica, per la riconversione, che agisca in ambito transnazionale planetario.

Io vi ringrazio per la vostra pazienza. Il nostro onore più grande è poterci rivedere e poi poter lavorare insieme su queste cose. 




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Ama la terra come te stesso - Assisi - trascrizione dell'intervento di Herbert Anders (non rivista dall'autore)


I. Documento di Accra - 2004
Storia
1. Pressante appello delle chiese dell'Africa australe (1995): “Siamo arrivati alla dolorosa conclusione che la realtà africana della povertà, causata da un ordine mondiale economico ingiusto, non è più un problema etico, ma è diventata uno teologico. Essa costituisce adesso uno status confessionis.
Nel meccanismo dell'odierna economia globale si gioca l'evangelo per poveri.”
(WARC-SAARC Consultation, 12-17 October 1995, Mindolo Ecumenical Foundation, Kitwe, Zambia)

2. 23a Assemblea Generale dell'ARM (1997) : processus confessionis

3. Consultazioni in tutti i continenti: San José (America Centrale) 1996,Bangkok (Asia) 1999, Città del Capo (Africa) 2001, Buenos Aires (Americadel Sud) 2003, Cartigny (Switzerland) 2003, Londra 2004, Stony Point /California (America del Nord) 2004

4. 24a Assemblea Generale dell'ARM (2004) ad Accra / Ghana


Il genere teologico
La 24° assemblea ha realizzato un Patto in via di Realizzazione, meglio: Pattando per la giustizia
Discussione su status confessionis o confessione di fede:
Uno status confessionis delinea i limiti della libertà di fede in merito alla problematica (“Chi si separa consapevolmente dalla Chiesa Confessante si separa dalla salvezza”, per parlare con D. Bonhoeffer)
Pericolo dell'esclusione, mentre l'unica nostra forza è l'unità. (Möller)
Chiarezza sulla questione che si tratta di una pietra d'inciampo che fa perdere
la fede. (Duchrow)


E poi?
Consiglio Ecumenico delle Chiese (2006) Agape (Alternative globalization addressing people and earth), Porto Allegre
Le dichiarazioni si susseguono a ritmi sempre più serrati, gli allarmi si susseguono a ritmi sempre più serrati, i dati dei danni sono sempre più ufficiali. Perché non riusciamo a cambiare?
Perché i moventi per l’umana violenza (ingordigia) sono molto profondi.


II. Eugen Drewermann e il superamento dell'angoscia umana
Eugen Drewermann dopo lo studio della filosofia, teologia e psicoanalisi è arrivato alla convinzione che la fondamentale angoscia umana risulta dalla realizzazione di non essere “affatto necessari” 1 per l'universo in cui siamo collocati.

Caino ed Abele

Biblicamente questa esperienza è drammatizzata dalla prima apparizione della progenie umana di fronte a Dio: Caino e Abele.

Caino ed Abele hanno entrambi un mestiere, un lavoro, un talento: Abele fa il pastore e Caino coltiva le terre. Entrambi vorrebbero essere riconosciuti per questo loro talento, approvati nei loro doni, riconfermati nella personalità che queste loro attività le conferiscono.
Portano quindi un offerta a Dio, per attirare la sua attenzione e provocare lodi e conferma.

Ma, così scrive il testo biblico: “Il Signore guardò con favore Abele e la sua offerta, ma non guardò con favore Caino e la sua offerta.”
Al di là delle domande sul perché di questa strana reazione di Dio, l’episodio scatena l’ira di Caino.

La mancata approvazione provoca ira. Ira perché uno pensa che vale di meno, che ha sbagliato in qualche cosa, che l’altro (in questo caso Dio) non ti vuole, non ti stima. Ciò non è solo un offesa e una ferita al proprio ego, ma non essere riconosciuti per quel che siamo costituisce un grande pericolo:

• se nessuno mi riconosce, nessuno mi vuole
• se nessuno mi vuole, nessuno mi vede
• se nessuno mi vede è come se sparissi, come se non esistessi.


La mancata approvazione dell’altro minaccia di cancellare la mia presenza dalla
terra. Che l’Altro in questo caso sia Dio, rende questa cancellazione solo più
definitiva e radicale.

Una tale minaccia non può essere sostenuta passivamente!

Caino deve fare di tutto per esser visto e riconosciuto, persino se questo riconoscimento gli arriva come assassino.
Elimina quindi suo fratello per costringere Dio a guardarlo.

Certo, questo mito biblico lascia inconsiderato tutta una serie di fattori, come la società, i gradi di non considerazione, la consolidazione del proprio io.

La storia di Caino e Abele è spoglia come un esperimento in un laboratorio per poter bene osservare che cosa succede sotto certe condizioni date. E, secondo questo mito biblico, le condizioni

1. di un estremo bisogno di approvazione che incontra
2. una non considerazione senza ragione
3. scatenano una tale angoscia esistenziale di sparire (angoscia della morte)
4. provocare una reazione violenta.

Quali reazioni possibili a quest’angoscia:

Mettersi in mostra e per questo eliminare i concorrenti
Aumentare l’offerta

L’angoscia esistenziale (di sparire di essere cancellati perché nessuno mi vede) ci fa aggrappare ad ogni roccia, ogni casa o altra manifestazione materiale, come se potesse essere la nostra ancora di salvezza, come se potesse attestare che il nostro ruolo è fondamentale e il mondo non può fare senza di noi.

La tendenza all'estremo accumulo è un sintomo della grande paura che ci soffia sul collo.

La paura rende vulnerabili e questa debolezza deve essere protetta mediante i possedimenti, le assicurazioni, i soldi in banca e in borsa.


Lo shopping

Infatti, è sotto gli occhi di tutti che la risposta occidentale all'angoscia vitale è diventata lo shopping.
La pubblicità ci suggerisce che per ogni crisi di vita può essere comprato un oggetto che rimedia alla nostra mancanza. Così succede che dopo la rottura del fidanzamento ci si sente appagati dall'acquisto di un nuovo telefonino e contro le continue liti in famiglia il detersivo extra forte per pavimenti sembra essere la soluzione adatta.

Contro la paura di venire annientato l'essere umano produce le armi, contro la paura di morire di fame accaparra il cibo a costo di privarne gli altri e contro la paura di invecchiare consuma creme, medicine e ricorre alla chirurgia plastica.


La repressione

Ma è tristemente evidente come queste misure di protezione non portino ad una soluzione, ma siano soltanto agenti che reprimono la paura per farla riemergere con maggiore potenza ad un livello più intenso, più globale.
In breve, l'inappropriata reazione alla paura fa uscire la gente di senno. Eugen Drewermann la formula così:

La tragedia dell’umana esistenza è sempre di nuovo radicata nel fatto di aggrapparsi ad altri esseri umani o cose per la sola paura della propria irrilevanza, come se questi potessero sostituire Dio quale base portante sotto l’abisso del mondo creato. Solo per paura, tutte le cose del mondo cominciano a spostare fuori dal centro il creatore di tutte le cose del mondo.
Più un essere umano perde Dio di vista, più nella sua paura diventa  dipendente da tutte le cose che lo circondano. Questi invece, nella loro abissale irrilevanza, possono solo aumentare l’allontanamento dal Dio che è assolutamente altro.
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Fiducia

La risposta biblica alla paura non è la fede, almeno non nei termini che ci fanno pensare a disciplina e responsabilità, o regole e dogmi. Troppo spesso la fede è vista come un agente morale che serve all'educazione civica. Troppo spesso ci si rivolge alla Bibbia solo per un orientamento etico.

La risposta biblica all'angoscia umana invece consiste
nella fiducia. Il  superamento dei riflessi condizionati di acquisto, assicurazione e approvvigionamento può essere raggiunto solamente attraverso la fiducia. La fiducia, secondo Eugen Drewermann, è la chiave che riesce ad interrompere la spirale dell'angoscia che tiene l'essere umano in catene.


Trovare fiducia in Gesù

Dove trovare una tale fiducia di fronte alla minaccia esistenziale della vita?
Nell’esperienza di Gesù di Nazareth. Il messaggio neotestamentario su Gesù
è

• che ha affrontato le fondamentali minacce della vita (la povertà, l'isolamento, l'incomprensione, l'aperta ostilità) con la fiducia che ci sia una realtà accogliente oltre queste manifestazioni immediate. (v. preghiere, annunci di essere un emanazione di questa realtà).
• Questa realtà si manifesta come divina, perché è in grado di superare le leggi naturali, o meglio, di andare fino in fondo alle dinamiche che regolano il mondo del creato.
• Per Gesù le minacce sulla vita sono un abbaglio di fronte alle strutture di eternità con cui essa è concepita.

La realtà divina si manifesta come una realtà interessata a chi di per sé si concepisce come non “affatto necessario”.
La manifestazione e la predicazione di Gesù, come del resto anche già le storie della creazione del Primo Testamento, affermano che “non c'è necessità che tu ci sia, ma ci devi essere, perché sullo sfondo sta una potenza che vuole che tu esista, anzi, alla quale tu
saresti mancato se non fossi esistito.”
3

Questa è la funzione della religione: costituire la base sulla quale l'essere umano può trovare la fiducia. E questo è anche l'intimo messaggio dal primo fino all'ultimo libro entrato nel canone biblico.

Ergo

Le conseguenze di questa teoria per me sono piuttosto sorprendenti:

• installare la fiducia nell'altro per liberarlo a diventare quel che può essere
• anziché combattere il nemico (l'industria inquinante, la persona distratta a
cui non importa “tanto son tutti uguali”) aiutargli nella liberazione dalle
paure che lo condizionano
• diffondere fede per rafforzare la personalità, anziché indebolirla



La tragedia dell’umana esistenza è sempre di nuovo radicata nel fatto di aggrapparsi ad altri esseri umani o cose per la sola paura della propria irrilevanza, come se questi potessero sostituire Dio quale base portante sotto l’abisso del mondo creato. Solo per paura, tutte le cose del mondo cominciano a spostare fuori dal centro il creatore di tutte le cose del mondo.
Più un essere umano perde Dio di vista, più nella sua paura diventa dipendente da tutte le cose che lo circondano. Questi invece, nella loro abissale irrilevanza, possono solo aumentare l’allontanamento dal Dio che è assolutamente altro.
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note
1 Eugen Drewermann,
Religione perché, Queriniana, Brescia, 2003, p. 109.
2 Eugen Drewermann, Tiefenpsychologie und Exegese, Vol. 2, p. 564; (titolo in it.:Psicologia del
Profondo e Esegesi)
3 Eugen Drewermann,
Religione perché, Queriniana, Brescia, 2003, p. 110.  
4 Eugen Drewermann, Tiefenpsychologie und Exegese, Vol. 2, p. 564; (titolo in it.:Psicologia del
Profondo e Esegesi)



Ama la terra come te stesso - Assisi - trascrizione dell'intervento di Guido Viale (non rivista dall'autore)

Allora buonasera.
intanto ringrazio gli organizzatori di questo incontro, di avermi invitato... vi chiedo scusa ma siccome domani devo essere a Milano per un altro incontro, prendo l'ultimo viaggio con i mezzi, devo prendere l'ultimo treno possibile, dovrò lasciare la riunione prima della sua conclusione.

Io mi chiamo Guido Viale e sono uno dei soci fondatori di un'associazione che si chiama Laudato si' - alleanza per il clima, la terra e la giustizia sociale. Ce ne sono molte di associazioni Laudato si', noi credo che siamo la più vecchia perché ci siamo costituiti nel giugno/luglio del 2015, subito dopo la pubblicazione dell'Enciclica. Spiegherò come mai quattro anni abbiamo seguito la ricezione, abbiamo cercato di seguire il modo in questa enciclica veniva recepita. Innanzitutto devo iniziare come fanno, me l'hanno spiegato oggi, le encicliche dei papi.

Sono d'accordo con tutto quello che è stato detto da Don Segatti (che mi ha portato via metà del mio intervento, questo mi permette di essere più breve...) tranne che per una questione, un rilievo che gli devo fare, cioè nel cosmo teandrico, la parola ANER che vuol dire uomo maschio - perché in greco "uomo" maschio/femmina si dice antropos, come in tedesco mensch. Non lo dico per fare un rilievo puntuale, che non me ne fregherebbe niente, ma perché nella Enciclica Laudato si' voi non troverete mai la parola "uomo", sempre "essere umano", per il papa, come capo di una gerarchia di soli maschi, com'è la chiesa cattolica nella sua costituzione; penso che questo costituisca per lo meno un passo avanti nel tentativo di includere anche le donne nel discorso che fa.



E' la prima - forse - associazione che si è costituita con questo nome e non lo faccio per rivendicare una prima genitura, ma perché questo ci ha permesso di constatare che la ricezione dell'enciclica è stata molto scarsa nel mondo cattolico che io frequento perché vengo invitato - all'inizio la nostra associazione si chiamava "Credenti e non credenti per la casa comune", io rappresento i non credenti - però vengo spesso invitato in ambienti ecclesiastici o in parrocchia per parlare dell'enciclica e discuterne.
Vedo che nel mondo cattolico è molto poco letta; è più letta in un certo segmento del mondo laico, quelli che ovviamente sono interessati ai temi, e questo perché noi come associazione Laudato si' riteniamo che l'enciclica sia il documento politico più importante che sia uscito nel corso dell'ultimo decennio, e che il papa Francesco, naturalmente con il supporto di chi l'avrà aiutato a redigere questo documento, sia la persona nel mondo che fra i così detti Grandi della Terra -quelli che hanno un'influenza politica o culturale sul mondo- sia la persona che maggiormente ha la possibilità di entrare in relazione con le istanze dell'ambientalismo integrale, che è poi l'ispirazione fondamentale di questa enciclica.
E lo dico in particolare in questo momento perché è l'unico in questo posizione di spicco, naturalmente, attraverso le interpretazioni, la divulgazione che di questo documento potrà essere dato, che può diventare un punto di riferimento per quello che secondo me è la maggiore novità politica e sociale di quest'ultimo periodo, e che è destinata a stravolgere il panorama politico che ci troviamo di fronte. E parlo del movimento che oggi si chiama Friday for future e cioè di milioni, per adesso centinaia di migliaia, di giovani, che finalmente si sono resi conto in quale condizione disastrosa lo sviluppo economico ha trascinato il nostro pianeta, tanto da pregiudicare il loro futuro e finalmente rendendosi conto di questa cosa hanno deciso di rivoltarsi.
Guardate che un movimento che non è destinato a finire perché purtroppo la gravità della situazione è destinata a riprodursi. Non c'è nessun politico - o uomo di governo - nel mondo di oggi, che abbia la capacità con la sua esperienza, con la sua cultura, o con le sue pratiche, di entrare in rapporto con questo movimento. Sono tutti d'altra parte... tranne papa Francesco, e questa cosa qua va presa in considerazione con tutti i limiti che questo può comportare.


La novità maggiore che accomuna per adesso il movimento Friday for future e l'enciclica, la predicazione di papa Francesco, è evidentemente una frase molto semplice: "non c'è più tempo", "Bisogna sbrigarsi perché le cose stanno volgendo al peggio", e se non si reagisce, ma in maniera radicale, alle tendenze in atto, non c'è più futuro. Non per il pianeta, che continuerà a vivere tranquillo e beato, anzi forse molto meglio perché non avrà più il disturbo della attività umana, ma sicuramente per la convivenza umana.
Qual è il tema di fondo di questa enciclica? È secondo me, in termini molto semplicistici, la connessione strettissima che papa Francesco stabilisce fra la giustizia sociale e la giustizi ambientale. Usando il termine giustizia ambientale perché riconosce che l'ambiente, cioè la Terra, il Creato, ha dei diritti che vanno rispettati, così come ce li hanno gli esseri umani, e che quindi c'è una continuità fra l'essere umano e il vivente e il creato, sono fatti della stessa materia, sono inclusi nella stessa casa comune, hanno entrambi una dignità che deve essere discesa, e non c'è possibilità né di arrestare il degrado del pianeta, né di riportare la giustizia o una maggiore equità nel mondo (due temi che lui lega strettamente) se non si affrontano questi temi contemporaneamente.

Quello che prima è stato definito "la fine della visione antropocentrica e l'inizio di una visione che mette al centro la continuità ontologica, per dire una parola grossa, esistenziale, fra l'essere umano e gli altri esseri viventi, e il mondo del creato, è un pensiero radicale che sovverte completamente il modo di affrontare i problemi che abbiamo tutti avuto nei secoli, e forse nei millenni scorsi, e anche per quelli che hanno una certa età come me, anche nel precedente corso della loro esistenza eccetera, ma che papa Francesco ha saputo mettere al centro della sua enciclica.


Quali sono le conseguenze?
Detta in maniera molto schematica è più politica innanzitutto c'è un solo modo per affrontare questa cosa, questo dramma, questo pericolo, questo rischio mortale, che la convivenza umana sta correndo, ed è la conversione ecologica. Papà francesco cita esplicitamente più volte nell'enciclica questo termine, che come alcuni di voi sanno, o forse tutti voi sapete, è stato introdotto nel lessico politico da Alex Langer 25 anni fa, e che rimanda sinteticamente alla duplice dimensione del cambiamento che va realizzato per salvare la convivenza e salvare l'ambiente; cioè, ci deve essere un cambiamento interiore anche spirituale, anche religioso, ma Alex era un credente, ma sostanzialmente chiede di percuotersi materialmente nei nostri stili di vita, e quindi nei consumi, per venire concretamente, ma questo da solo non basta, ci deve essere una cambiamento strutturale dell'organizzazione, del lavoro, della produzione, dell'uso delle risorse eccetera, senza il quale i nostri sforzi individuali hanno pochissimo peso. Questo è nuova anche rispetto ai tempi in cui Alex Langer (1946–1995) aveva potuto formulare questa cosa, perché oggi, a 20-25 anni di distanza, abbiamo davanti a noi delle esperienze che ci aiutano a capire che cosa si deve intendere per conversione ecologica ecc.
Faccio un esempio molto semplice: i GAS, gruppo di acquisto solidale , cambia il mio modo di consultare perché DECIDO congiuntamente, in maniera condivisa, non di mangiare tutti le stesse cose, o vestirci tutti alla stessa maniera, come ai tempi di Mao, ma di farlo insieme, cioè di discutere prima e prendere una decisione. Contemporaneamente mi collego con dei produttori, sia agricoli, che di trasformazione del cibo e poi ormai nel campo dell'energia, della mobilità, ci sono già esperienze di questo genere qua - e offro loro la possibilità di far fare loro una conversione del loro modo di produzione, perché io chiedo dei prodotti che abbiano delle specifiche e imparo dai produttori anche quali sono le tecniche e le forme organizzative che permettono di rispettare quelle specifiche. Contemporaneamente è una forma di autoeducazione, perché per fare queste cose qua bisogna imparare a usare di cose. Come nasce il cibo, come viene trasformato, quali sono i rischi maggiori che si rischiano consumando certe cose e così via. guardate questo tema qua, della conversione ecologica, ha delle implicazioni molto forti che riguardano anche il modo in cui questa nuova generazione di giovani che stanno prendendo coscienza dei rischi che corre il pianeta.
Innanzitutto è il fatto che far la conversione ecologica distrugge milioni di posti di lavoro; certamente ne crea molti di più, però è un problema che va affrontato e non può essere delegato soltanto ai governi; non ci può essere una delega come in parte ancora adesso vige nel modo in cui i giovani sono mobilitati. Cioè, io mi faccio vedere, io mi faccio sentire, io rivendico eccetera e poi i governi pensino loro a fare quello che è necessario.
Questa strada qua non può essere percorsa; bisogna che poco per volta, attraverso pratiche, o per lo meno progetti come quello che ho esemplificato nel GAS, siano le persone ad assumersi la responsabilità di dire per lo meno che cosa bisogna fare, e non delegare al governo che cosa bisogna fare.

Poi c'è un altro problema che riguarda molto da vicino il movimento no tav. Io giovane - io frequento quando posso alcune delle loro riunioni a milano eccetera - e dicono 2mah ai notav, per adesso non possiamo farlo, perché è divisivo; ci sono troppi che sono a favore, se mettiamo subito sul piatto questo tema qua, rischiamo di dividerci , mentre sul fatto che bisogna cambiare tutto e vivere ecologicamente ormai siamo tutti d'accordo, ci danno tutti ragioni".
E bravi, dico, sono tutti d'accordo perché hanno la possibilità di non fare assolutamente niente. La misura dell'accordo con la prospettiva di una conversione ecologica integrale, radicale, eccetera, si misura poi proprio nei fatti concreti; si fa il TAP o non si fa il TAP, si fa il TAV o non si fa il TAV, si fanno le trivelle o non si fanno, si fa il trasporto pubblico o non si fa, si fanno le Olimpiadi o non si fanno? Parlo delle Olimpiadi perché vengo da milano quindi chi viene da Torino capirà. E questa è la seconda cosa.


L'ultima cosa: c'è stato un intervento in una di queste assemblee molto chiaro, un ragazzino che ha detto: "il nostro nemico non è il padrone, non è il preside, non è il governo, non è il capitalismo.. il nostro nemico è la crescita. finché si penserà e si ragionerà così". Allora andate a vedere i discorsi di destra e di sinistra, dei più radicali: c'è un solo faro che illumina i loro discorsi, ovvero che bisogna crescere. alcuni dicono in una maniera, gli altri in un altro... ma se si fanno porcherie come il TAV e altre porcherie, è perché si pensa alla crescita indipendentemente da quello che si fa. Insomma qualsiasi cosa che possa aumentare il PIL, il fatturato, i guadagni eccetera, va bene.
Non scegliere che cosa bisogna fare e poi decidere quanto costa, con cosa finanziarlo, a cosa bisogna rinunciare per realizzare certe cose eccetera, ma puntare esclusivamente alla crescita. Questa è una cosa profondamente radicata non tanto, non solo, nella nostra cultura, ma nel nostro modo di esprimerci quotidianamente, di cui è difficile liberarci. Si fa in fretta e dire "decrescita", ma poi il problema è giorno per giorno vedere questo. Decrescita non è crescita.
Il problema è sostituire alla crescita come metodo di tutto il nostro essere, la vivibilità, la convivenza. questo aiuta la convivenza o ostacola la convivenza? Ci rende il mondo più amico o e noi amici del mondo, o aumenta la conflittualità nostra de mondo?


E volevo concludere così: ieri, due giorni fa, c'è stata una piccola assemblea alla Statale. C'erano due esponenti del movimento NO TAV della Val di Susa particolarmente efficaci nel loro modo di esprimersi eccetera. Riassumo qua perché forse quelli che vengono dalla val di susa conoscono già, però a me ha colpito particolarmente:

"Cos'è l'Alta Velocità?"
"l'alta velocità è io non sto bene, e qualcuno mi cura subito. Io non ho la casa, qualcuno si dà da fare per farmi una casa. Io non ho un lavoro, qualcuno si dà da fare per darmi un lavoro. Non che io arrivi due ore prima a... "
La vivibilità è sostanzialmente questo!

Grazie.



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Ama la terra come te stesso - Assisi - trascrizione dell'intervento di don Ermis Segatti (non rivista dall'autore)



 Diciamo la mala suerte di dover parlare di un argomento che se ripeto il titolo che mi è stato affidato potrebbe essere quanto di più anafilattico si possa mai pensare. Dunque io dovrei spiegare di un autore che credo non tutti conoscono, che poi se possibile chiedo agli organizzatori perché mi hanno rifilato questa cosa, vi anticipo che la svolgo volentieri però è una provocazione il titolo, la persona e che cosa lui pensa anche rispetto alle cose che ho visto focalizzate dalle parole introduttive.
Il personaggio Raimon Panikkar, personaggio che certamente in alcuni ambiti dei saperi è ultranoto per una specifica corrente di pensiero a cui appartiene e in cui lui è persona in un certo senso unica all'interno di quella corrente che poi cercherò di spiegarvi e poi però questa persona ha inventato molte parole, forse in parte in uso in ambito molto ristretto, in circolo molto ristretto di pensatori che però dette come oggetto di una conferenza sarebbero proprio una condanna a muerte: ecosofia e cosmoteandrica. Aprirei subito un'inchiesta per sapere quanti dei presenti riuscirebbero a stendere una mezza paginetta su queste due parole, ebbene nonostante la stranezza direi quasi un po' la provocatorietà delle parole, questa persona io ritengo che ha alcune cose da dire che possono essere utili a ciò che sembrerebbero essere così lontano dal suo modo di esprimersi.
Cominciamo ad entrare attraverso la vita, non vi faccio la biografia, vi dico però un punto fondamentale della sua fisionomia che fa parte di quel contributo, quel filo rosso di contributo alla linea che state portando avanti, lui è una persona che ha avuto la condizione da lui intensamente vissuta di avere una madre cattolica fervente e un padre indù fervente, e questi matrimoni misti sono abbastanza diffusi nel mondo anche per altre combinazioni etniche però dipende sempre da che cosa rappresenta la persona che li ha e li vive; lui ha fatto di questo una sorta di vocazione nella sua vita a cui dare una soluzione che non fosse omissiva nè dell'uno nè dell'altro e difatti un punto di partenza fondamentale della sua ricerca spirituale va sotto l'insegna di quella che noi chiameremmo attraverso un linguaggio, molto diffuso anche in occidente, le strategie del dialogo interreligioso.
E su questo dialogo interreligioso ha cominciato subito con un'opera che ha avuto una forza d'urto dirompente all'interno del mondo sia indù sia cristiano, non semplicemente solo cattolico e il titolo del libro sembra un po' esoterico ma molto interessante. E' un titolo che dice che nei testi sacri dell'Induismo esiste una allusione a Gesù Cristo, intendendo con questo che intanto compiva un'opera che ancora oggi costituisce un po' di difficoltà; quando noi diciamo le religioni del libro in genere pensiamo a tre religioni, pensiamo evidentemente all'ebraismo, al cristianesimo e all'islam, invece c'è tutta una corrente di pensiero anche all'interno dell'Induismo, e anche fuori, le quali stanno riscattando il valore di religione del libro anche ad altre grandi tradizioni. Ora nell'induismo il libro è un complesso di libri che si chiamano i Veda. Quest'uomo che aveva una conoscenza profonda della lingua originale, in questo caso il sanscrito, trovò all'interno di un passaggio importante di alcuni testi dei Veda che c'era una allusione che poteva essere accostata a ciò che dice il Vangelo di Giovanni nel famoso prologo: “In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e Dio era il Verbo, questo era in principio presso Dio”, egli trovò che il modo con cui all'interno di alcuni libri veniva trattata la figura di I
śvara era la figura proprio che andava incontro a far capire agli indù una cosa che gli indù di primo acchito assolutamente non riuscivano ad accettare e cioè il fatto che si potesse avere una concezione del verbo come hanno i cristiani, all'interno di una visione invece che li conduceva inesorabilmente tutto ad un assoluto in quanto tale, in qualche misura invalicabile nella sua assolutezza, niente dentro che fosse da mediatore rispetto alla realtà.
Mi sembrano delle cose forse un po' troppo tecniche ma è per dare lo stile, questo stile del trovare delle comunicazioni interne per cui ciascuna componente confrontandosi con l'altra non ha bisogno di uscire da se stessa innanzi tutto e di rinunciare alla propria identità, ma anzi deve valorizzarla a fondo per potere incontrare semmai a fondo e  richiedere che vada a fondo l'interlocutore, è stato uno dei primi tratti salienti di questa fisionomia di giovane allora ricercatore in India (sollevò questo varie polemiche come suole quando si vanno a toccare temi così importanti nelle tradizioni) però, però a un certo punto si è accorto che questa operazione di attiva ibridazione della stima nel dialogo tra i partner, che sarebbe dovuta avvenire all'interno dell'induismo e del cristianesimo - ma che poteva poi essere estesa anche ad altre grandi tradizioni - lo spinse sempre più ad un lento accostamento a qualcosa che all'interno delle sue opere si scorge dapprima sotto forma di piccoli lampi intuitivi e poi divenne sempre più anche qui una specie di corrente di modalità di pensiero e su questo terreno credo che si apra ciò che può dare come contributo interessante ad una componente come questa che è fortemente legata, come dice il titolo, al pianeta terra, e uscire fuori dal discorso del rapporto tra le grandi correnti spirituali e provare a vedere se questo atteggiamento che si era adombrato nel dialogo tra induismo e cristianesimo poteva essere adoperato per qualcosa che, quale altra dimensione che urgeva e più vasta era?
Prima di arrivare a dirlo faccio un parallelo con quella che secondo me è stato una novità metodologica e paradigmatica in papa Francesco quando pubblicò la Laudato Si' perchè la tradizione cattolica aveva da lunghi anni, dalla Rerum Novarum in poi, prima in embrione, aveva costruito quello che si chiama la Dottrina sociale della Chiesa che era propiziata e propugnata da testi del Magistero che sono appunto le lettere encicliche sociali: Leone XIII poi ovviamente Pio X, XI,XII,  poi papa Giovanni XXIII, Pacem in terris enciclica sociale, e poi Giovanni Paolo II. Giovanni Paolo II aveva fatto un'operazione quasi di scavalcamento metodologico rispetto alle encicliche sociali precedenti, difatti se voi prendete la Laborem Exercens e la guardate nell'introduzione vedete che si dice - una cosa che un papa polacco che mi deve misurare le parole quando parla di queste cose perché è stato sotto regimi socialisti - dice: se io scrivo queste lettere (di solito avveniva così per le lettere encicliche sociali dei papi che facevano il riassunto di quella precedente per dire che cosa volevano aggiungere) se io scrivo questa lettera per... non è per dire ciò che già è stato detto ma per, forse, dire (quando un papa polacco dice forse traducete certamente, perché era certamente preoccupato del modo con cui sotto i regimi qualche piccolo cambiamento di posizione ti faceva uscire il giorno dopo sul quotidiano del partito: una spaccatura si è verificata nella Chiesa) qualcosa che non è stato detto finora e qui viene il salto metodologico, e qual è quella cosa che non era stata detta finora? Che il centro della questione sociale è il lavoro, urka, questo è Marx allo stato puro, solo che lui poi aggiunge: se però teniamo conto della persona umana, Marx questo non lo dice anzi lo condanna Marx; ma questo lo poteva fare un papa polacco, far mettere il lavoro al centro della questione sociale. Detto questo le encicliche sostanzialmente parevano avere esaurito il loro orizzonte perchè trovato il centro...invece papa Francesco (sembrava detta l'ultima parola), papa Francesco se guardate l'enciclica Laudato Si' parla pochissimo del lavoro perché il lavoro è diventato non più il centro, di che cosa? Non più della questione sociale, ma di un'altra realtà e qui si accosta Panikkar, cioè la sopravvivenza nel pianeta Terra e la questione sociale in qualche modo diviene un fattore che non è più il centro, il centro è spostato sulla vita sul pianeta Terra. Con questo passaggio di papa Francesco col suo stile non polemicamente pronunciato è finita la serie delle encicliche sociali dei papi. La questione sociale non è più il centro del problema ma è piuttosto la sopravvivenza sul pianeta Terra.
Panikkar ha operato questo a partire dagli anni settanta - ottanta del secolo passato quando si è accorto che c'era la necessità che la questione religiosa si ponesse una visione della religione in cui avveniva una riappropriazione di orizzonte paradigmaticamente più vasto di quello che era fondamentalmente il linguaggio tipico del discorso religioso quale l'antropocentrismo, la centralità dell'uomo. L'antropocentrismo, oppure detto con un termine che è molto spesso oggetto di polemica da parte di Raimon Panikkar, che è l'umanesimo. Piuttosto, si diceva, bisogna trovare una centralità nuova e questa centralità nuova è una centralità complessa secondo Panikkar, non può più essere vista da un punto solo; lui parla in termini di triade e la chiama trinità del considerare le cose e cioè Dio-uomo-cosmo. Questa sorta di trinità prospettica diviene il centro di attenzione da quel momento in poi, sotto varie sfumature, con riferimenti di vario genere, complicatissimi, ha scritto migliaia di articoli della ricerca di Raimon Panikkar e con tutta una serie di specificazioni, di qui la parola che dicevo all'inizio, che ha solo il difetto, se così si può dire, di essere su base radice greca ma dice la stessa cosa, Cosmoteandrica vuol dire Cosmo cioè l'Universo, Theós-Dio, anér-l'uomo, uomo  indifferenziato che non è  maschio  femmina, l'uomo-l'umanità, cioè una prospettiva che sia cosmoteandrica perché bisogna che sia in grado di abbracciare una serie di relazioni più vaste che non quelle semplicemente di riferimento all'uomo ma che recuperi un rapporto con quella immensa sconfinata realtà che è il cosmo materiale, sembrerebbe essere solo materiale, e poi con quello che è la visione di Dio troppo legata e dipendente da quello che è il destino dell'uomo nel rapporto con Dio e di Dio in rapporto con l'uomo e quindi la storia umana.
Questo per dire qual è il salto metodologico che lo porta a ciò ma dentro questo grande contenitore stanno poi una serie di altre cose che ne fanno parte.

Prima però di dire quelle altre cose, dico che cosa può servire questo per un gruppo come voi, io dico cosa Panikkar dice dell'ecologia che forse da l'idea di ciò che lui pensa e di cosa potrebbe anche essere utile, credo, all'ecologia ascoltando questo pensatore che ritengo sia uno dei più significativi del ventesimo secolo anche se ha travalicato il terzo millennio novantenne. Ad esempio mi riferisco ad un particolare discorso che ha avuta molta risonanza in India, (anticipo però anche un'altra cosa: a Panikkar manca la Cina, mi dispiace per lui, direi in questo momento soprattutto il fecondissimo Vietnam pur essendo solo il 7% della popolazione, però è la Cina che deve stare zitta per il momento; guardate che l'alone di interesse per il cristianesimo in Cina può superare i 200 milioni, non è uno scherzo). Allora stando all'alveo, così caro a Panikkar, dell'India, il primo presidente che l'India ha avuto dopo l'indipendenza che era Radhakrishnan il quale aveva una vastissima cultura, si era formato in occidente, in Inghilterra e tenne alcuni discorsi ad Oxford il cui titolo - ed è qui che si innesta quella visione finale di Panikkar - il cui titolo era di per sè eloquente; il titolo delle lezioni tenute a Oxford era “Pensiero occidentale e religione orientale”. Radhakrishnan in questo sottolineava un modo di intendere, di vedere la tradizione culturale dell'occidente come prevalentemente dominata dal razionalismo, dalla razionalità priva di religione ma un mondo in cui la ragione ha uno spazio totalizzante, razionalismo, well dimensional man, uomo ad una dimensione, la ragione. L'India invece aveva di suo la religione anche dentro il pensiero, cioè aveva questa visione integrata della ragione dentro la religione, questo modo semplificato di vedere le cose è contrastato appunto come affermava in partenza da Panikkar tantè che dirà un'osservazione molto corretta ancora oggi palmare, si può toccare con mano - ciò che stupisce gli studiosi occidentali - tu in India non hai uno storico, non esistono storici in India perché la visione della realtà storica è non significativa, significativo è ciò che tu esprimi attraverso splendidi miti o che altro, tu esprimi di ciò che è oltre la realtà, di cui la realtà è ombra, velo di Maya che si stende sopra; non hanno storici gli indiani e l'occidente invece ha gli storici e anche nella fede l'occidente ha speso battaglie sconfinate specialmente negli ultimi due secoli per capire Gesù Cristo attraverso la storia.
La dimensione storica è diventata fondamentale per capire il tutto. Panikkar dice, a differenza di Radhakrishnan, l'occidente non deve fare a meno dell'oriente ma l'oriente non può fare a meno dell'occidente.
Ecco, direi che Panikkar dovesse dire ad un gruppo di forte interesse per l'ecologia (e lo dice nelle sue opere) è di darsi un pensiero oltre la storia, ma che sia qualche cosa che dà il senso più generale dell'ecologia e non la traduce soltanto in termini di interventismo nel cambiare solo, ma, continuare a, avere un atteggiamento produttivistico - seppure migliorato rispetto alla realtà - ma piuttosto invece un atteggiamento ricettivo. Egli parla addirittura di un rinascita di un neo neo neo animismo, cioè considerare tutta la realtà come qualche cosa rispetto cui tu devi porti come discepolo e non solo come manager sia pure migliorato e migliorando.

Vi leggo i nove punti che egli consiglia a coloro che fanno ecologia e poi stop. Allora ci sono tre DE, cioè negazioni, e ci sono 5 SI.  I tre no: demonetizzare, debabelizzare e poi descientificare. Poi ci sono dei RI: riabbellire; ricosmicizzare; rianimare (neo-animismo), considerare che esiste in qualche modo vita anche nell'atomo, si tratta di recuperarlo non solo attraverso un tipo di vita che tu hai messo al centro finora dell'universo; ripacificare e ridivinizzare.

Questo procedimento di riassunzione venerativa della realtà tutta intera è quello che ci può consentire di concepire Dio non più distante o trascendente soltanto, ma veramente come la prospettiva religiosa, dice lui, dell'uomo del ventunesimo secolo, ma mica solo di un secolo ma possibilmente del futuro. 


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Ama la terra come te stesso - Assisi - trascrizione dell'intervento di Stefania Proietti - sindaco di Assisi


Grazie carissimi,
intanto grazie anche di esserci stati in un momento nostro questa mattina io ho approfittato; avete animato la nostra platea, piuttosto devo dire anche ben partecipata. Questa cosa vi sarà sembrata molto semplice, di fare questo calendario degli eventi, con il comune che ha preso coraggio e ha fatto il coordinatore, in realtà era attesa da tanto quindi a volte anche le amministrazioni con le cose semplici e poco costose fanno contenti i propri cittadini e mi scuso perché vedete ho una data e un tema però sono contenta perché mi dà il modo di dirvi alcune cose.
Questa sera cercherò di raccontarvi un po’ quelle piccole azioni che cerchiamo di portare avanti per la cura del creato e per cercare anche nuovi percorsi capaci di futuro – non solo per il Creato ma anche per la pace.
Come ho raccontato, che ho già raccontato al festival dell’economia civile – forse conoscete i professori Zamagni, Vecchietti, Bruni con i quali lavoravo da tempo essendo impegnata come cattolica sui temi della custodia del Creato e quindi ci siamo ritrovati e loro ci considerano un po’ – lo dico con grande onore  –  immeritatamente un’amministrazione che sta cercando di declinare quei principi attuandoli praticamente, anche perché, ecco, noi nasciamo da una lista civica e da una persona come me che è conosciuta da tutti, quindi prima ha avuto coraggio chi mi ha supportato, perché io come voi sono una persona molto libera.

Permettetemi due considerazioni personali mentre parlava Paolo: noi ci siamo incontrati più di un anno fa, quando il tema TAV, NO TAV, forse era meno confuso di adesso per le persone normali e come me che non vivono la vostra realtà di tutti i giorni, perché mentre prima un po’ si capiva, adesso non si capisce più niente, più nulla, quindi ho visto anche con favore provvidenzialmente che voi foste venuti qua - non stupitevi che non siamo in tanti , c’è il dottor Ranaldi con me, spero che da oggi pomeriggio, sapete abbiamo questo grande evento di un ragazzo santo che viene traslato in un santuario e gli Assisiani hanno sempre molteplici eventi e lavorano anche, perché avete visto che ci sono tante persone, però spero che qualcuno venga - e devo dirvi mi sono un po’ stupita piacevolmente e positivamente perché la nostra città ha accolto (non solo il sindaco Ronaldi qui con me, la giunta…) ha colto senza polemica questo vostro arrivo qui con la vostra bandiera qui sotto, perché adesso c’è anche “ma no, come No Tav, Sì Tav” non si capisce più niente, c’è una parte anche non molto politica che dice “sì, bisogna fare sennò…” 

Nella città vi posso dire che c’è stato un senso di accoglienza per questo vostro convegno, e spero che molti possano approfittare della stampa per capire meglio perché noi che nella nostra vita abbiamo avuto a che fare con i problemi ambientali anche quando io non ero sindaco. L’ho raccontato, vengo da una piccolissima frazione di Assisi che sta su quella montagna (dietro il Subasio), e ad un certo punto è stata tagliata fuori da tutto per una frana generata su una cava nel parco naturale insistente lì da trent'anni. Si decide di tagliar fuori una comunità dal mondo, chiudendoci la strada provinciale, poi anche la statale sottostante, e alla fine bisognava passare per Petrata...: un tragitto di cinque chilometri, che già ci fa essere periferia in questa piccola frazione fatta di anziani, diventava di venti chilometri su strade completamente sconnesse. Significava la morte, significava che quelle quaranta persone abitanti lì andavano spostate di lì. Io all'inizio di questa storia ero l’ingegnere più giovane, lavoravo sì in meccanica, ma subito avevo fatto la scelta della sostenibilità - era un motivo anche etico, mi motivava molto anche da cattolica, poi non lo faceva nessuno, quindi per me una strada  e poi ho scoperto anche che per un cattolico è vocazione perché lavorare, avere la fortuna, il privilegio di lavorare per l’ambiente, a un cattolica oggi più che mai (con papa Francesco , la Laudato sii, nel 2000 eravamo in pochi) però ti fa sentire motivato. E allora a un certo punto questa strada chiusa; certo uno scandalo, però io ero rimasta un po’ nelle retrovie, giovane ingegnere. Tutto il sistema diceva che si dovesse chiudere – era un’emergenza, una frana enorme – salvo che noi che abitavamo lì questa frana andavamo a visitarla tipo oggetto. “Andiamo a visitare lì questa frana”, “sì, sta lì da vent'anni, non si muove” provocata dalle mine che quando scoppiavano su questa cava per essere coltivata facevano rompere tutti i vetri di casa mia che sta a due chilometri di distanza, quindi immaginate questa montagna che forza ha avuto a resistere a sta roba qua. Insomma, io lì per lì per quattro mesi sono stata nelle retrovie, e c’era un comitato che più o meno – presidente della pro loco, altre persone – che si battevano. “ma no, non si risolvono le cose con un comitato, bisogna essere concreti, andare dalle istituzioni, parlarne...” se non che un anziano di 80 anni, siccome queste strade alternative erano impervie, in inverno con la neve non è stato raggiunto dall'ambulanza, e per pochissimo non è morto. Allora lì mi sono interrogata, da donna prima che da cattolica: ma posso io per una mia convenienza non espormi, e non andare a denunciare questa che è palesemente un’ingiustizia? Perché se la strada era pericolosa lo è stata per trent'anni, non lo diventa adesso per una segnalazione formale. Allora o non temevano per la nostra vita per trent'anni, oppure adesso c’è qualcosa che non va. E da lì, in quel momento, io e la mia cugina giornalista abbiamo cominciato a raccogliere dati, raccogliere documenti, ancora ce li ho sempre nel garage, lo dico sempre sono più alti di me. E abbiamo cominciato ad andare sui giornali e denunciare questo sperpero che avveniva, e noi vedevamo che lì per studiare si spendevano 500 mila euro, e poi ancora per fare degli altri super monitoraggi - che se veniva bloccato dal passaggio di un animale, non erano un monitoraggio serio -, però centinaia di mila euro, poi ad un certo punto con l’elicottero, mettere le reti, uno scandalo per il quale noi eravamo tagliati fuori da tutto e sapete ve lo dico anche sinceramente nessuna associazione ambientalista ci ha aiutato. Io lo dico adesso che sono sindaco; voi magari guardate la pagliuzza nell'occhio dell'altro ma la trave nel vostro no. Ci ha aiutato solo Coldiretti: ad un certo punto per dare una scossa facemmo una manifestazione con i trattori bloccando tutta Assisi, autorizzata, due ore. E le uniche bandiere che avevamo erano quelle di Coldiretti con noi. Nessun associazione ambientazione ha voluto stare con noi, ma tutta la struttura, ivi compresa il comune di Assisi, non ci stava vicino, pur essendoci una dicotomia politica, quindi una delle due parti avrebbe potuto. Beh, non ci siamo arresi e siamo arrivati alla Protezione Civile Nazionale, allora c'era Guido Bertolaso che ci ascoltò, lui è venuto e ci volle ricevere, volle il comitato ai tavoli della protezione civile. Noi diciamo "cinque milioni di euro solo per studiare e le barriere paramassi, allora andiamo dalla protezione civile". Sere e notti intere passate perché ad un certo punto una delle opere provvisionali doveva essere un muro che sta ancora lì che doveva essere messo in mezzo alla strada. "È provvisorio, sistemiamo sopra e lo togliamo subito"; adesso, sindaco di quel "sistemiamo sopra" per il quale noi abbiamo trovato i soldi, mi dicono "e per fortuna quella volta hai detto che quella volta ti stendevi in mezzo alla strada, adesso quel muro è diventata l'unica opera che permette la sistemazione della frana senza crearne un'altra". Sostanzialmente questo muro doveva venire creato a metà strada (2004) e noi avevamo detto se lo volete fare noi ci stendiamo in mezzo alla strada, lo farete sopra noi. Le amministrazioni sono state convinte, e il muro di terra armata che funge da diga,  è stato fatto fuori dalla strada provinciale e quando la strada e stata riaperta oggi questo muro è l'opera provvisionale che garantisce anche in caso di frana che non arrivi sulla strada; che senso aveva farlo in mezzo alla strada? Lì c'è stato un ascolto della popolazione.
La strada si è riaperta nel 2008, quattro anni di lotte, 270 articoli di giornale; si è riaperta perché ha messo non solo i soldi, la firma e la responsabilità Guido Bertolasso della protezione civile, perché nessuna istituzione si sarebbe presa la responsabilità di riaprire quella strada; la protezione civile ci ha messo i soldi e la faccia, la strada è stata riaperta, i soldi sono serviti anche per risistemare la strada, tutti felici, inaugurazione, dopo un anno ci chiamò l'allora comune "sapete il ministero dell'ambiente ha dato 2 milioni in più alla vostra frana per sistemarla". e noi "vabbè c'era già il muro, potevano darli a cose più importanti, ma ok" e lì ci hanno tagliato fuori da tutto, non ci hanno fatto sapere più niente.
Ma noi eravamo contenti, avevamo ottenuto la nostra vittoria, all'inaugurazione sulla strada c'erano tutte le istituzioni, tutti vittoriosi, una bellissima azione, perché a noi fondamentalmente era riuscito; non avevamo uno scopo politico, avevamo lo scopo di riaprire la strada.
Nel 2016 divento sindaco e vengo a scoprire che il Comune di Assisi aveva preso l'appalto di quei 2 milioni trovati in più per il dissesto idrogeologico e aveva fatto un progetto per portar via da quello parte "instabile" che in realtà non si muove (quella famosa frana) con un impatto di 260 mila metri cubi di roccia pregiata, uguale a 10 mila bilici che sarebbero dovuti passare dalla strada e per mettere in sicurezza avrebbero sventrato completamente la montagna. Io sono arrivata, era riaprire una cava; 260mila metri cubi, una follia.  Se io non fossi diventata sindaco - e raccontavo prima, il 6 aprile ho deciso di candidarmi e le elezioni ci sono state il 5 giugno (quindi oggi festeggio con voi 3 anni dalla scelta penso più bella della mia vita, essere al servizio della propria città, è la scelta più bella) se io non fossi diventata sindaco contro ogni anche pensiero mio (fino al 6 aprile neanche pensavo di provarci) - oggi ci troveremmo i 10mila camion che viaggiano, che rovinano tutta la strada, che sventrano la montagna, con la vendita di quel materiale, perché quello era l'oggetto dell'appalto. Ovviamente siamo arrivati noi, io ho ricoinvolto la protezione civile nazionale, voi potete immaginare che cos'è modificare (questo mi sento di dirlo) modificare un'appalto già fatto; la burocrazia purtroppo (lo devo dire) è più alleata dei disonesti che degli onesti, perché modificare un'appalto… "tu modifichi la ditta? Tu amministrazione?" io ho ricevuto anche delle lettere di minaccia anche pesanti dalle ditte coinvolte. "il sindaco è arrivato, e modifica. Non può farlo, perché il sindaco dà solo l'indirizzo politico, sono i dirigenti che decidono cosa fare cosa non fare". Per fortuna ho trovato nella regione del'Umbria quei dirigenti, che mi avevano conosciuta come Comitato che mi hanno ringraziato per quel muro fuori dalla strada, che hanno detto "ma sì veniamo con te al ministero a perorare questa causa" è assurdo quello che vuole fare il comune di Assisi, e cioè sventrare di nuovo la cava e vendere il materiale di cava. Così abbiamo sostanzialmente creato una variante che prevede il monitoraggio e prevede in questo cosiddetto "cono instabile" pensate che non è perché è fermissimo, e parole queste sono di professor Casagli di Firenze, che e fanno analisi su rocce in frana, e poi c'è stata un altro evento paradossalmente drammatico che per noi è stato risolutivo che è stato quello del terremoto del 2016; una scossa di 6.5 della scala Ritter se fossero state vere le teorie dell'instabilità lì sarebbe venuto giù tutto. Abbiamo avuto il collaudo della stabilità di quel cono lì. Quindi noi adesso con grandissima difficoltà lottando contro la burocrazia stiamo rivedendo l'appalto e stiamo richiedendo (ho fatto re-intervenire la protezione civile nazionale dove c'è Angelo Borrelli che al tempo era l'economo della Protezione C si ricordava benissimo di queste due ragazze che andavano giù che scrivevano i telegrammi a Bertolaso, scrivevano le mail alle 3 di notte, e ecco vi ho raccontato questo perché c'è una giustizia al fondo e penso che il vostro impegno sia un impegno comunque da encomiare. Io non so se bisogna o no fare la Tav, eppure essendo ingegnere meccanico non ho avuto mai neanche il tempo di studiare il tema, proprio sono come fossi una completa ignorante, però una cosa la so, e la dico e la ripeto sempre, che quando parlano le persone i cittadini che abitano la città o la campagna io ho dato questa percentuale: al 95% dei casi hanno ragione loro e qui dentro al comune capite crea un disagio, per me il 95% delle volte che parla chi vive nei territori, quando ci denuncia un fatto, ci denuncia un'anomalia, ha veramente ragione.
E allora vi o raccontato questa frana e chiudo con l'idea che stavo facendo no. In queste Grandi Opere non si può prescindere dall'ascolto dei territori. Certo, questa mi pare che è partita tanti anni fa, 40.. 30. Allora penso che la partecipazione era qualcosa di neanche concepito. Le Grandi Opere si buttavano giù sui territori. Oggi come oggi nostro dovere è ascoltare; faticoso eh, faticosissimo, perché bisogna ascoltare, stare insieme, stare in mezzo alla gente, ovviamente avere il coraggio di andare anche ad ascoltare le critiche per la propria azione amministrativa - però le  Grandi Opere non possono prescindere da un ascolto di chi i territori li vive.
Ma io lo dico senza dirmi "si tav" "no tav", i conti potrebbero anche dare ragione a chi dice si tav, i conti, certo quella foto che ci fate vedere della valle verde e del cantiere un po' di dubbi li crea anche in chi non conosce il tema, insomma, però devo dire che in generale l'impegno sono convinta che quello che dica Paolo è assolutamente un'esigenza, cioè i cattolici in quanto tali devono vivere e devono scegliere ogni giorno.
Vi dico un'espressione che io uso per un altro tema sul quale ci siamo schierati, che è il no alle bombe italiane in Yemen (anche quello mi dicono che è un tema che mi dicono "perché non ti hanno fermato").
Sarò brevissima, ma ci tenevo a raccontarvi: quando venne qui il papa nel 2013, papa Francesco, lui disse al Santuario della Spoliazione - dove poi mi vedrete andare via, perché lì vendono traslate le spoglie di Carlo - San Francesco non era un cattolico da pasticceria. Lo vedete in mezzo agli uccellini, sì ma non era un cattolico da pasticceria, ma era uno che *dà un pugno* si capisce da questa espressione cosa vuol dire, no? Ecco io l'ho mutuata come un "cerchiamo di non essere pacifisti da pasticceria", ma dopo vi spiego perché. Ma questo penso che sia per voi una - come dire - una giusta definizione.
Voi siete cattolici non certo da pasticceria, quelli a cui va tutto bene, poi magari guardiamo alla nostra convenienza personale. Ecco, i cattolici veri hanno il coraggio di studiare, di vedere e di schierarsi. Certo, quando si è cattolici da pasticceria tutti ci sorridono; io da ingegnere ambientale che si occupava di ambiente, donna, più difficile perché una donna dentro la chiesta - eppure era facile, perché tutti mi applaudivano. Quando ho deciso di mettermi in gioco e di entrare in politica perché è la mia città, perché non ho aspirazioni politiche se non quello di lasciare in questo tempo che mi è dato questa città meglio di come l'ho trovata, migliorata, perché è un dono anche solo esserci nati qui ad Assisi, ecco allora non è stato tutto più così facile, non è che tutti ti guardavano e ti applaudivano, come se si è cattolici da pasticceria, però se anche con un papa come questo, con dei valori come i nostri, con gli esempi fra tutti il primo Gesù Cristo, lo stesso San Francesco, noi non possiamo che essere così, intraprendere una buona battaglia se va dopo il discernimento, vedere giudicare ovviamente, no, che sia una buona battaglia e se giudichiamo che è una buona battaglia dobbiamo agire.
Per cui ecco il mio grazie per essere qui, anche con questo impegno, tanti chilometri, difficoltà ad arrivare, perché noi di strade ne abbiamo poche, però tante grazie, sono contenta di avervi ospitato qua, non a caso nelle giornate in cui c'è questo momento anche di santità legato appunto a Carlo. Velocissimamente solo per darvi una nota su- questa che magari vi lasci. Noi abbiamo tanto da fare ad Assisi, perché abbiamo avuto- vi faccio scorrere velocemente - siamo sì la capitale dell'ecologia perché siamo la città di San Francesco, patrono degli ecologisti, ma c'è tanto da fare. Noi abbiamo tantissimo da fare. Una città piccola come la nostra dal punto di vista ambientale - io qualche volta dico con un'esperta come me, il colmo per me è stare in un comune che ho trovato tanto indietro dal punto di vista ecologico, totalmente indietro dal punto di vista ecologico. E vi sembrerà incredibile ma in due anni quello che abbiamo fatto è così poco. Però stiamo iniziando a fare dei processi. Ecco qui vi racconto un po' degli eventi del 2016, due volte papa Francesco in 6 settimane, quindi capitale dell'ecologia nell'immaginario, ma nella realtà uno dei comuni più grandi dell'Umbria, vedete la chiazza rossa:siamo noi, quindi Assisi non è solo qua dove siete voi, centro storico senza cassonetti, differenziata 74%, eravamo a 59% con tutti i cassonetti in giro strabordanti di imballaggi perché abbiamo un flusso di 6 milioni di persone all'anno, quindi 1500 attività enogastronomica (550 sono le ricettive) dentro solo al centro storico, quindi quegli abbandoni lì, situazioni che vedete anche nei vostri luoghi, il dover ascoltare chi ci chiede le strade che non ci sono, e tante altre situazioni. Vedere, giudicare e agire - sapete che è un motto non certo mio, ma di Aparecida. Il DUP - documento unico di programmazione: tutti i comuni ce l'hanno qui dentro abbiamo cercato di scrivere i principi dell'economia civile; vedete quelli cerchiati aderire al patto dei sindaci, promuovere la riqualificazione energetica; i colori sono diversi perché ogni anno perché noi ne assegniamo ai dirigenti, che se non li raggiungono vengono - ci siamo inventati un sistema di misure per cui ogni obiettivo corrisponde un punteggio, e nella parte premiale del dirigente questo punteggio  - se vengono tutti raggiunti prendono il premio, la parte di posizione, se non vengono raggiunti viene decurtato in percentuale, non prendono tutti cento per cento. Dipende dagli obiettivi ecco. Patto dei sindaci abbiamo aderito, stiamo facendo tutte le azioni per portare questo comune a meno 40% di CO2 nel 2030 - ci sta lavorando l'università.
Ecco, alcune foto che rendono un poco l'idea di com'era la città quando l'abbiamo trovata e com'è oggi. Voi non trovate più un cassonetto perché c'è il ritiro porta a porta dedicato alle famiglie e alle attività. Quelli sono i nostri numeri, partiti con il 59%, arrivati al 74%, con un meno venticinque % di rifiuti che mandiamo in discarica all'anno. Paradosso che il sistema nel quale imbrigliati tariffario non puntuale a fronte di questi risultati sapete che ci dice? Allora "indifferenziato certo che fai tanto meno, ma l'impianto di Ponterio" per i quali prende i soldi un altro comune, lo preciso, "purtroppo lavorava bene con tanto rifiuti indifferenziato quindi adesso che ne mandi meno ti costa il doppio" la differenziata qui guardate c'è un attacco… qui c'è stata una commissione con mafie da poco, in Umbria. Noi in Umbria siamo meno di un quartiere di Roma, 800mila abitanti, noi abbiamo avuto anche noi l'incendio dell'impianto dove mandavamo la carta, la plastica, siamo tra i più bravi a differenziare. Poi c'è l'organico, c'è io abito in campagna, di organico ne produciamo 0, in quella campagna laggiù, ma chi produce l'organico sono quelle tante attività che fanno ricettività, allora l'organico purtroppo il costo ci è stato triplicato non perché costi di più ma perché la discarica dove si faceva il compostaggio, è stata non solo oggetto di un'interdittiva antimafia, è stata sequestrata perché nell'impianto del compostaggio veniva mescolato l’organico con tutti altri trattamenti, poi mandato in discarica mentre noi ci sforzavamo di non metterci neanche un pelino, quindi l'organico perfetto" ;  una truffa di 25milioni di euro ai danni dei comuni; ci siamo costituiti parte civile contro questa società, ma noi siamo parte civile contro questa società che, a quanto dicono i magistrati, avrebbe truffato dicendo a noi "dammi 'organico, faccio compostaggio di alta qualità. Costa tanto, ma poi ritorna", noi siamo parte civile, siamo in un processo, siamo costituiti contro tutti questi soggetti, siamo l'unico comune che è andato a prendere gli atti prima della costituzione, come mai? siamo 92 comune, gli altri dove stanno? Hanno avuto danni anche loro. Eppure, noi abbiamo ancora questi soggetti che smaltiscono i nostri rifiuti. Con i quali adempiere il contratto. L'anno scorso siamo riusciti a non alzare la tari di un euro, perché abbiamo preso soldi dal turismo, dalle tasse di soggiorno, e l'abbiamo riversati (553 mila euro) nel budget della tari, paga il comune, non facciamo pagare i cittadini, quest'anno non ci riusciamo perché l'hanno aumentata a dismisura per adempimento contrattuale, ma non posso anticiparlo qui, faremo un'azione dirompente contro questo contratto nel quale siamo imbrigliati.
Vado alla chiusura perché ve l'ho fatta troppo lunga.
Rifiuti zero, ecco guardare rifiuti zero, adesso noi siamo diventati bravi al 74%, ci sono due cose, due azioni da fare: un'azione culturale con i nostri ragazzi, bambini, nelle scuole, io vado in tutte le assemblee di istituto, racconto quello che era il mio lavoro, una scienziata del clima, adesso con Greta è diventato più famoso. Io ero una dei 12 italiani scienziati dei Ipcc (Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico) nel 2010, ante litteram, con il ministro dell'ambiente, veramente attento e veramente in gamba, forse perché è un militare che si è scontrato tante volte con questo tema, abbiamo siglato un protocollo di intesa: vogliamo raggiungere il plastic free.  L'abbiamo siglato il 4 ottobre. Il 4 ottobre prossimo faremo anche un'ordinanza che proibisce con sanzioni la plastica, però con operazioni come quella di oggi vogliamo portare il comune a ripristinare le 20 fontanelle pubbliche che abbiamo trovato nelle mura di Assisi tutte chiuse. Incredibilmente a chi manca il contatore, chi l'aveva rotta... abbiamo rifatto la piantina, abbiamo chiesto aiuto agli albergatori: noi forniremo una “borraccia di Assisi” con lo skyline del paese, devi venderla non regalarla, però aiutaci tu alla hall dell'albergo ai turisti che arrivano: "hai la scelta puoi comprarla l'acqua in plastica; se compri questa puoi portartela via come gadget, in Assisi trovi la piantina con tutte le fontanelle e fai un'azione per l'ambiente".  Termino col dirvi sull'altro tema dell'organico, come fare, abbiamo in animo, ma qui dobbiamo studiare perché qui appunto come sapete il pubblico non è mai facile, rendere obbligatorio il doggy bag, porto via il materiale. Ecco quelle sono azioni che ci traguardano verso i rifiuti zero , perché dobbiamo andare alla fonte.  Vi dico solo sulla mobilità sostenibile l'anno scorso abbiamo fatto una prova con navette elettriche gratuite, abbiamo rivelato che non sono comunque molto gradite dalle persone, dobbiamo fare un'azione incisiva sul traffico, perché lì siamo veramente in difficoltà, tenente conto che questo traffico in Assisi così congestionato è così dal 1989 quindi dobbiamo incidere sulla città con dei cambiamenti epocali perché dall'89 è cambiata un'epoca, però daremo sostegno a chi vorrà comprare un'auto elettrica e chi vorrà comprare una bici elettrica, anche col bike sharing.
Chiudo davvero però su questo tavolo. Assisi è bellissima, per me è la città più bella del mondo, per cui non c'è pari, è straordinariamente bella, chiunque arrivi ci restituisce l'immagine di una città straordinariamente pulita e quant'altro, anche noi abbiamo dei problemi enormi, soprattutto derivati dalla dissennata urbanistica in cui la politica non ha saputo non cedere alle lobby e alla speculazione, e siccome queste scottature si pagano dopo cicli di vent'anni, noi ci troviamo con situazioni di aziende che insistono all'interno di centri abitati, che hanno problemi a lavorare, perché nei centri abitati vicini alla basilica, anche qui avevamo deciso di ascoltare la gente, di non fare il conflitto; per una come me che viene da un comitato che senso ha fare conflitti, ma ha senso recuperare la fiducia nelle istituzioni.  Allora le persone che temono per la loro salute "venite da noi, che lo facciamo da noi in comune uno studio che nessuno ha mai fatto, se quella azienda A o quella azienda B ha avuto nel 30 anni passi un'incidenza sui tumori, sulle patologie, lo facciamo per il futuro, insieme però alle istituzioni che si mettono a tavolino con noi (l'ARPA, l’ASL, la Regione), e in trasparenza sulla base di questi dati che nessuno ha mai raccolto, perché queste istituzioni a volte non si parlano fra loro.
Allora il comune come negli eventi di oggi deve farsi tavolo dove far parlare le istituzioni per dire ai cittadini che devono recuperare la fiducia nelle loro istituzioni. Questo tavolo interistituzionale che abbiamo creato su un caso molto specifico è secondo me una delle più grandi e belle cose a livello amministrativo che siamo riusciti a fare, poi sulla mozione in Yemen avete capito bene penso di che si tratta, non sono scollegate le due cose: le guerre avvengono dove c'è il petrolio, o i suoi derivati, dove passa, o dove dovrebbe passare, per cui un'amministrazione che disinveste dal petrolio, che ogni nuovo investimento non lo fa sui fossili ma su altro, può dire la sua anche sulla pace.
Grazie.


sindaco di Assisi Stefania Proietti 

 



Ama la terra come te stesso - Assisi - saluto di mons. Renato Boccardo


sab 6 apr, 15:58

Da Mons. Renato Boccardo, Presidente Conferenza Episcopale Umbra

Cari Amici,
.. Affido a queste righe il mio saluto e l'augurio per un incontro proficuo per il bene della nostra terra e della nostra valle.  Cordialmente
don Renato