lunedì 31 marzo 2025

 

Il Gruppo Cattolici per la Vita della Valle

propone la Via Crucis meditata 2025

a S. Giuliano di Susa nell'area che diventerà cantiere TAV


Sabato 5 aprile 2025 ore 16


Appuntamento in Via Montello incrocio con Borgata Braide

https://maps.app.goo.gl/rWhRqaCJFXbe5RqR7



La nostra comprensione di Dio è sempre in divenire.

Gesù ci ha raccontato il suo volto, ossia quello di un Dio schierato dalla parte degli ultimi, un Dio accessibile oltre i limiti imposti dalla purità religiosa, un Dio vicino che non ci lascia mai soli e sole.


Diverse teologie si sono mosse per l'interpretazione della morte di Gesù, ad esempio quella della soddisfazione vicaria o della punizione divina del peccato umano. In realtà la croce rimane un atto di violenza. È solo l'amore con cui Gesù l'ha vissuta a farne un evento universale di salvezza. Gesù capiva che restare nel dramma era l'unico modo per portare a compimento la propria missione profetica, era la fedeltà alla sua strada (vocazione) più vera perchè quella capace di fargli essere tutto ciò che poteva essere.

La morte di Gesù è un assassinio politico-religioso, ed è chiarissimo in tutti i Vangeli: Gesù era pericoloso per il sistema.

Gesù ha presentato un messaggio talmente nuovo, talmente destabilizzante, che ha scardinato la sicurezza di tutti i potenti, a cominciare da quelli religiosi.


Ora non esiste più un modo di venerare, di adorare veramente Dio che non passi attraverso l'amore del prossimo. È questo il peso della sua affermazione.

Se l'hanno messo in croce è perché aveva ribadito, con la migliore tradizione

profetica, che amando il prossimo si amava Dio.

Il rispetto delle tradizioni, degli atti cultuali, diventava un fatto subalterno.


In questa Via Crucis che chiamiamo meditata non seguiremo il rito dal carattere strettamente devozionale, costituito dalle stazioni tradizionali, che rimanda alla spiritualità doloristica che prese piede nel 1600, ma daremo ampio spazio alla lettura biblica della Passione di Gesù. Leggeremo i capitoli 18 e 19 del Vangelo di Giovanni e i relativi commenti del biblista Alberto Maggi (OSM) tratti dal suo libro “Il mandante”.

Secondo il biblista questi due capitoli sono la denuncia più forte presente nei Vangeli contro l'istituzione religiosa che, anziché porsi al servizio di Dio, ha usato Dio per i propri interessi.